Falcao: «Dai Roma la Juve è lì»

Corriere Dello Sport (A.Polverosi) – Falcao sale sul palco e racconta di Dino Sani e Nils Liedholm. Racconta e guarda giù, in platea, dove vede facce amiche che una volta, ormai tanti anni fa, erano state due volte nemiche. Rivede Antognoni, Bergomi, Paolo Rossi, Tardelli e Oriali, i ragazzi dell’82, rivede le sfide fra Juve e Roma e soprattutto quel Brasile-Italia 2-3 che non dimenticherà mai. Salone del Cinquecento, Palazzo Vecchio, da sei anni i grandi del calcio italiano passano da qui per entrare nella galleria degli immortali. Da ieri ne fa parte anche Paulo Roberto Falcao, che guarda il presente e si accorge che, come ai suoi tempi, è ancora, è sempre Juve-Roma.

La Roma può riprendere i campioni d’Italia?
«Sì, un punto si recupera senza problemi anche se la Juve deve giocare la partita di Crotone. Importante è che vinca le gare che deve vincere».

In ogni caso, lei dice che la Roma c’è.
«Sì, c’è. Ora vince anche quando non gioca bene e questo è un segno di grande solidità. Mi sono piaciute le ultime due vittorie in trasferta, tutt’e due finite 1-0: vuol dire che la Roma ha personalità».

Resta comunque la Juve la squadra da battere?
«E’ sempre la Juve la squadra da battere. Anche negli anni Ottanta era così. La novità è che da qualche tempo a questa parte la Roma è sempre lì a lottare per il primato con la Juve».

Rinnoverebbe il contratto a Spalletti?
«A me Luciano piace come allenatore, è molto bravo e lo ha già dimostrato, ma dev’essere la società a decidere».

E il contratto di Totti?
«Francesco deve fare quello che sente e la sua decisione, per quello che è stato e per quello che rappresenta, va rispettata. Può dare ancora oggi qualcosa di importante in momenti difficili. Non può giocare tutto il tempo, ma il tempo che gioca può fare la differenza. Ha capito come essere utile alla Roma e Spalletti con molta intelligenza sa gestire bene questa fase della sua carriera».

Anche a Udine, entrando a gara in corso, è stato prezioso.
 «Totti è sempre stato importante per la Roma, grazie alla sua qualità. Non smette mai di stupire perché è straordinario. Meritava un Pallone d’Oro nella sua carriera».

Alisson, un portiere brasiliano nella porta della Roma. Che giudizio dà?
«E’ un buon portiere, può giocare nella Roma».

Restando ai brasiliani arrivati di recente, Gabigol è da Inter?
«E’ un giocatore interessante, ma non può pensare di essere già pronto per il campionato italiano».

Le piace il Napoli?
«Sì. Ho visto qualche partita e mi ha colpito. Roma, Milan e Napoli sono sempre lì e quest’anno ci metterei anche la Lazio».

Ha visto Fiorentina-Juventus?
«No, ero in viaggio, ma quel risultato è stato importante per il campionato. La vittoria dei viola ha riaperto il torneo».

Le manca Roma?
«Ci vado tutte le volte che posso. Ancora oggi mi trattano molto bene. Tanti anni fa dicevo che la capitale del mondo è Porto Alegre e la gente rideva. Ora dico che abbiamo due capitali del mondo, Porto Alegre e Roma».

Che effetto le fa entrare nella galleria del calcio italiano?
«E’ straordinario. Questo è il frutto di un lavoro fatto bene. In Brasile si dice che ci sono due momenti, nella vita di un uomo, in cui siamo amati da tutti, quando si nasce e quando si muore. La vera sfida è di cercare, in questo intervallo, di farsi volere bene lo stesso. Ricevere un riconoscimento come questo, dopo tanto tempo che hai smesso di giocare, ti fa pensare che sì, valeva la pena fare le cose che ho fatto».

Lo premia Giampiero Ventura, che gli ricorda quel numero per noi strano, a quei tempi, il 5 sulle spalle di un centrocampista. «Ho avuto la fortuna di essere lanciato da Dino Sani, un fuoriclasse che aveva conosciuto il calcio italiano. In Brasile, ai miei tempi, quando ricevevi la palla da una rimessa laterale, pensavi prima a come stopparla di petto, poi a metterla sul piede e infine a giocarla elegantemente. Sani mi ha insegnato un calcio molto più rapido di pensiero, a un tocco o due, questo è stato il mio segreto». L’ultimo ricordo è per Nils Liedholm che viene premiato alla memoria. Falcao alza lo sguardo al cielo e manda un bacio: «Questo premio, per me, è un onore doppio, lo ricevo insieme a Liedholm. E’ stata la persona più importante incontrata sul mio cammino».

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