Alessandro Florenzi, ex calciatore della Roma che ha indossato la fascia da capitano, ha rilasciato un’intervista a Storie di Serie A su Radio TV, dove ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera in giallorosso.
Ecco un estratto delle sue parole: “Sicuramente la semifinale di Champions League. Ed è stata una partita molto discussa, il VAR non c’era. Perdiamo 5-2 ad Anfield l’andata, al ritorno siamo 2-2 quando manca mezz’ora e Alexander-Arnold fa una parata di mano con palla già entrata. Era rigore ed espulsione, con mezz’ora da giocare. Venivamo dalla rimonta con il Barcellona e con l’apporto di quel pubblico poteva veramente succedere di tutto. Quello è il più grande raggiungimento ma anche uno dei rimpianti che ho. Chissà come sarebbe potuta andare“. Riguardo la fascia di capitano della Roma: “È stata una grande responsabilità, essere capitano della squadra chi tifi ha ancora più valore. Soprattutto poterlo fare a Roma, dove davanti a me c’erano stati De Rossi e Totti. Avere la responsabilità di essere alla loro altezza, nessuno potrà mai essere come loro. Totti e De Rossi non c’erano più, io ero quello più longevo in squadra: inizio a fare il capitano con Garcia, da terzo, poi con Di Francesco”.Sul giocare con Totti e De Rossi: “Incredibile. Io faccio l’esordio in Serie A subentrando a Totti. Quando mi chiedono cosa ricorso mi viene sempre da ridere, l’unica cosa è stato il cambio. Poi sono stato tre minuti a correre, senza prendere mai la palla. Sono due leggende del calcio italiano e per Roma, a cui nessuno potrà mai dire niente, due amici“. Per il gol più bello la risposta è quasi scontata: “Quello in Roma-Barcellona in Champions, recupero una palla nella nostra trequarti e superato il centrocampo vedo Ter Stegen fuori dai pali. Tiro volutamente e alla fine pareggiamo 1-1”.
In conclusione, Florenzi ha parlato dell’iconico abbraccio alla nonna nel 2014: “Ho avuto la fortuna di godere di tre dei quattro nonni. Nel 2014 ne era rimasta solo una e non era mai andata allo stadio. Avevamo organizzato tutto per farla camminare il meno possibile, aveva 85 anni. E le prometto ‘se segno vengo’. Mi sento di dire che quell’abbraccio era si per lei ma era per quello che per me avevano rappresentato tutti e quattro. Poi rientro in campo e l’arbitro mi ammonisce, era il 20′ del primo tempo. Li arriva De Rossi, mi guarda e mi dice ‘Bellissimo eh, ma se adesso prendi un altro giallo e ti buttano fuori io ti ammazzo’. Non è capitato, ma la ricorderà sempre come una cosa bellissima che mi è successa”.