Per parlare, ha aspettato che le nubi della tempesta estiva fossero lontane. Francesco Totti torna a far sentire la propria voce a distanza di tre mesi dall’inizio della stagione romanista, nata sotto il segno delle polemiche con Baldini, con Luis Enrique, con Sabatini.
“Ci ero rimasto male, ma ho messo tutto alle spalle per il bene della Roma”, il messaggio del capitano. Che, in 45 minuti, alterna davanti al microfono entrambe le sua anime: quella del leader, del calciatore simbolo, e quella dell’uomo-tifoso. Soprattutto se si parla di derby: “L’uomo della sfida? Reja, è un porta fortuna”.

VOGLIO GIOCARE FINO A 40 ANNI” – Inevitabile, però, che il primo accento finisse su quanto accaduto in estate. E su quell’intervista a “Repubblica”in cui Baldini aveva fatto riferimento alla pigrizia del capitano della Roma: “Leggendo l’intervista c’ero rimasto male, ma ognuno è libero di esprimersi come preferisce. Con Franco ho sempre avuto un bellissimo rapporto, anche quando se ne è andato. Quando arriverà, penso presto, spiegherà cosa volesse dire. Ma io questa cosa l’ho già accantonata per il bene della Roma, della squadra, di tutti. Sono contento sia un dirigente della Roma, spero potremo rivincere insieme”. Una convivenza che potrebbe durare a lungo. Perché le idee di Francesco sul proprio futuro sono chiare: “Voglio giocare fino a 40 anni”. Un messaggio anche a chi, come Ibra e Cassano, entrambi decisamente più giovani di lui, si è detto stanco di stress e pressioni: “Sarà l’aria del Nord – scherza Totti – io invece voglio giocare ancora, il calcio è la mia passione, getterò la spungna quando non ce la farò più. I Galaxy? Qualcosa di vero c’era, ma io voglio restare, se non mi cacciano. Poi ho ancora un contratto da dirigente per altri 5 anni, poi non so se mi metteranno alla guardiola o a fare altro. Di questo però con la nuova dirigenza non ne parlerò ora, voglio ancora giocare”.

“ALL’INIZIO POCA CHIAREZZA, POI I CHIARIMENTI” – Anche per questo, Francesco aveva sofferto particolarmente delle esclusioni di inizio stagione: “Con Luis Enrique all’inizio non ci siamo capiti, non era come volevo. Stavo bene e volevo giocare. Poi sentivo il presidente dire che ero al centro del progetto, Sabatini dire la stessa cosa, poi non giocavo. Mi sono detto che così sono buoni tutti: o non avevo capito niente o mi stavano prendendo in giro. Qualcosa non mi quadrava, poi ho chiesto spiegazioni che sono riuscito ad ottenere e le cose sono cambiate. Il mio atteggiamento però è sempre stato lo stesso”. Quello che ha fatto più male a Totti, però, è altro: “Mi ha ferito chi ha detto che ero il male della Roma, accusandomi di remare contro la società, che io non volevo gli americani ma solo Rosella Sensi. Ormai ci ha fatto l’abitudine anche se conoscendo il mio carattere me lo tengo dentro in silenzio e poi sbotto”.

“PROGETTO A 5 ANNI” – Il rapporto con la vecchia proprietà, però, resta privilegiato: “Il legame che ho avuto con Rosella, con Conti e con Pradè non lo avrò mai con i nuovi, che però sono persone serie”. Un feeling maturato solo dopo le iniziali perplessità: “Io prima che arrivassero ho detto che non avevo ancora visto nessuno degli americani, sembrava fantascienza. Poi ho conosciuto persone vere che vogliono il bene della Roma e di questa squadra. Con DiBenedetto abbiamo avuto un breve colloquio solo che lui parlava in italiano e io inglese”. Nonostante le incomprensioni, il progetto americano è chiaro a Totti: “È un progetto da qui a cinque anni e oltre, ci vorrà del tempo per vincere perché è una squadra ringiovanita e in Italia serve esperienza anche se hai grandissimi nomi. Spero di vincere anche prima di cinque anni perché a quel punto non ce l’ho più il contratto. O me lo allungano o vinciamo prima”.

“LUIS COME SPALLETTI, L’UOMO DERBY? REJA” – Una speranza che vale anche per domenica. Un derby a cui Francesco non giocherà, ma in cui non farà mancare il suo apporto. Iniziando da un pronostico che fa sorridere: “L’uomo derby? Sarà Reja, è un porta fortuna”. Uscita ironica in perfetto stile Totti, scherzando sui 4 derby consecutivi persi dall’allenatore: “Ma a noi vincerne 5 o sei non cambia”, continua a sorridere il capitano romanista, che ne ha anche per l’aquila Olimpia, mascotte della Lazio: “Meglio che non dico quello che penso sennò m’arrestano – scherza – e poi non credo volerà. Andasse al mare, coi gabbiani, tanto sono la stessa cosa”. La vena ironica non lo tradisce neanche quando parla di Luis Enrique: “Cosa mi ha sorpreso? Non ci si può allenare due ore, era dai tempi di Zeman che non mi allenavo così”. Poi, si fa serio: “Luis mi ricorda Spalletti e il boemo per il tipo di calcio offensivo e il voler fare sempre un gol più degli avversari. Abbiamo un rapporto molto buono, ha un calcio nuovo per l’Italia, un calcio spagnolo e speriamo, anche se sarà difficile, che possa proporlo come quello del Barcellona”.

“DE ROSSI? SPERO FIRMI PRESTO” – Tra aspettative e speranze, Totti pensa anche al futuro della sua Roma. A cominciare da De Rossi: “Ci ho parlato tantissime volte. La sua intenzione è rimanere alla Roma a vita come ho fatto io, però non sono entrato nello specifico anche perché sono cose sue private. Spero che possa firmare prima possibile, che trovino questo benedetto accordo e che si risolva questa faccenda che è andata avanti oltre il dovuto”. Tutt’altro che rassicurante, a dire il vero. Più limpido il giudizio sui nuovi, con un applauso particolare all’ultimo colpo di mercato: “Pjanic ha una tecnica formidabile – ammette Totti – anche se da fuori sembra un po’ lento, lui ti anticipa sempre un secondo prima. Lamela non deve subire le pressioni della città. Può essere il mio erede? Lo spero”. Solo dopo, però, che Totti avrà detto a basta. Una volta compiuti i 40 anni.
Repubblica.it – Matteo Pinci