Buona Roma, Cristiano è meglio

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La Gazzetta dello Sport (F. Bianchi) – La Roma non ha fatto la stupida ieri sera. Anzi, ha rischiato di ritornare la «Maggica». C’è mancato poco. C’è mancato un Cristiano Ronaldo dalla sua parte. I fenomeni sono fenomeni per questo. Ribaltano il corso delle cose, si sa, abbattono con un colpo di magia gli ostacoli più duri. La Roma ha provato a ridimensionare lui e i superbi campioni di Zidane — quanti ricami inutili — Alla fine si è arresa al destino cinico e baro. Se non è beffa, poco ci manca. L’hanno capito più di tutti i tifosi, che hanno avvolto i giocatori da un lungo applauso a fine partita. Roma bella e pimpante, domata da un fenomeno. I sogni muoiono all’alba del secondo round. Le residue speranze al tramonto quando la galattica riserva Jesè disegna il diagonale perfetto. In mezzo, c’è un rigore chiaro non dato a Florenzi per l’intervento di Carvajal. Poteva essere l’1-1. Resta l’orgoglio di aver messo alle corde il Real: era dalla semifinale col Barcellona del 2011 che non riusciva a fare un tiro in porta per tutti i primi 45’. Resta il sapore di una squadra tornata squadra sotto la guida di Spalletti. Se andiamo con la memoria alla sfida Champions casalinga con l’altro super squadrone spagnolo, il Barcellona, il confronto è impietoso. Allora catenaccio puro e il capolavoro inimmaginabile di Florenzi per l’1-1. Adesso una Roma che ha giocato alla pari e che, guarda un po’ il paradosso, ha preso due sberle. E’ andata male, ok, ma la via è giusta. Una via che non chiude del tutto la questione.

LA CHIAVE – Peccato davvero. Perché Spalletti, che ha molto da insegnare a Zidane sul piano tattico, aveva indovinato tutto. A partire dalle sorprese in formazione. Ha scelto il più mobile Vainqueur e non Keita per sostituire l’acciaccato De Rossi. E ha deciso per il falso nove Perotti al posto di Dzeko. Ha puntato tutto sugli scambi in velocità sapendo che non sarebbe stato facile scendere sulle fasce e crossare per il gigante bosniaco. Difatti le idee ben chiare di Spalletti hanno messo la sfida in discesa per la Roma: pressing sui portatori di palla, manovra e ripartenza veloce per lo sprint di Beep Beep Salah, che peccato non contempli il dribbling altrimenti avrebbe creato occasioni più chiare. È stata subito una partita piacevole nonostante la mancanza di tiri in porta. Il Real si è limitato al possesso palla per un bel po’ e ha subito le iniziative di Perotti e El Shaarawy, che hanno creato almeno tre situazioni di pericolo per Navas. La più ghiotta è di «Elsha» al tramonto pescato in pallonetto da Vainquer ma stoppato al tiro da Varane. Roma reattiva e ottima sulle seconde palle in pressing alto: leggi El Shaarawy, Perotti e Nainggolan su Modric. Non a caso i primi due saranno quelli che hanno corso di più nei primi 45’ (quasi 6 chilometri a testa). Il Real è cresciuto verso la mezz’ora, ha alzato i ritmi e messo in leggera difficoltà la difesa con Ronaldo e Marcelo, l’uomo che non doveva esserci ahimè, mentre Benzema, James e Isco continuavano a latitare. Non è un caso che i due abbiano confezionato il vantaggio: lancio di Marcelo, dribbling di tacco di Ronaldo e gran tiro che il povero Florenzi (fin lì uno dei migliori) ha sfiorato forse in modo decisivo. Pochi dubbi sul fatto che questo episodio abbia deciso la sfida. Solo che la bella Roma ha avuto un grave difetto: non è mai riuscita a tirare in porta. Navas ha raccolto solo un pallone gentilmente donato da Salah, bravissimo nei continui scatti ma debole sotto porta.

AHI, QUEL RIGORE – Dopo lo svantaggio, Spalletti ha speso Dzeko cambiando il buon El Shaarawy azzoppato da Navas in uscita (anche questo un episodio dubbio) per un più deciso 4-3-3. La Roma ha cercato la reazione ma si vedeva che era stanca e lasciava più spazio. Nonostante questo ha avuto con Florenzi l’occasione per il rigore citato che il mediocre arbitro Kralovec non ha concesso. Poi è toccato a Dzeko e Salah mangiarsi due occasioni, ma bisogna dire che nel frattempo il Real, che aveva vita più facile in contropiede, ha fallito di un soffio un paio di gol con Ronaldo prima di mettere il sigillo alla partita con Jesè. Troppa grazia per il Madrid, troppa iella per la Roma. Che però può andare a Madrid a cabeza alta e corazon gonfio.

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