CORRIERE DELLO SPORT (Chiara Zucchelli) – Batistuta e la Roma: quello che non si sa. Poco, molto poco. Ma una cosa è sempre stata sottovalutata: il rapporto con la città. Se spesso è stato raccontato come, la notte dello scudetto, Bati fosse in motorino con Delvecchio nascosti da una parrucca a far festa con i romanisti, in pochi sanno che era abitudine del campione argentino girare Roma di notte da turista. Andava a cena in un ristorante di fiducia sulla Colombo, “II Fontanone”, rigorosamente allo stesso tavolo, e poi da li via a scoprire gli angoli nascosti della città quando nessuno poteva vederlo. Non era Totti, costretto a nascondersi nei conventi, ma ci mancava poco. E a lui i bagni di folla non facevano impazzire.

“Ho capito che avremmo vinto quando ho firmato, ma ci credevamo forse solo io e i tifosi”. Queste parole il Re Leone le pronunciò direttamente dallo spogliatoio dell’Olimpico il giorno in cui la Roma divenne campione d’Italia. Era il 17 giugno del 2001. La profezia non era stata solo sua, ma anche dei tifosi. Infatti quel giorno la Curva Sud fece stampare un volantino in cui si chiedeva alla gente un supporto speciale. Vennero indovinati tutti i marcatori, in rigoroso ordine: Totti, Montella e Batistuta. Non poteva che finire così.