La Gazzetta dello Sport (M. Della Vite) – No Contest, niente partita, tanto a nulla. Roma imperiale, Bologna senza nemmeno il minimo sindacale, sbriciolato in 45′ «scandalosi» come dirà poi Sinisa. Un distanziamento siderale ha diviso un pianeta e l’altro, un oceano di iperspazio in cui i giallorossi hanno messo dentro tutto con facilità devastante e nel quale i giocatori di Miha hanno toccato il fondo senza poter (e dover) trovare giustificazioni viste l’inferiorità e la mollezza con le quali hanno vissuto un pomeriggio infernale, imbarazzante. Fa più rumore il fragoroso crollo del Bologna rispetto al rullo compressore mostrato dalla Roma; una squadra-mastino coi piedi di velluto che nel confezionare i 5 gol capaci di scavare il Grand Canyon quasi torellava. Cinque gol di una facilità pazzesca. Dal primo gol (autore te di Poli con una volata-cross di Spinazzola), al secondo (Dzeko si ingurgita Danilo), al terzo (Pellegrini s’infila con la linea bolognese altissima), al quarto (Veretout brucia 6 uomini imbambolati), al quinto (Mkhitaryan libero come nel salotto di casa propria), è stato uno show giallorosso.