
La Gazzetta dello Sport (F.Licari) – Una cosa almeno è sicura: quest’Europa League non la vincerà il Siviglia, reduce da tre successi consecutivi — statistica da anni 70 — ma rimasto in Champions. E quindi tutte le altre possono lottare per la finale di Stoccolma. Comprese le due italiane, Roma e Fiorentina, attese da sedicesimi di finale non agevolissimi ma neanche impossibili. Oggi è andata meglio a Paulo Sousa che si ritrova un Borussia Moenchengladbach involuto e lontano parente di quello che l’anno scorso ha pareggiato due volte con la Juve. Mentre Spalletti dovrà vedersela con l’italo-spagnolo Villarreal che, quando incontra club italiani, pare moltiplicare le forze. Ma quali saranno i bioritmi a febbraio?
ROMA – Guai a sottovalutare il «sottomarino giallo», un piccolo Barcellona. Gioca bene, molto bene, dicono che il suo calcio sia il più bello nella Liga dopo quello dei catalani: veloce, azioni palla al piede, tecnico. Ha il punto forte nel centrocampo registrato da Bruno Soriano, il suo Busquets, e non sente troppa differenza tra casa e trasferta. Però fatica a trasformare questa mole di gioco in gol. È 6° in campionato. Affrontare il Villarreal è un classico di Euroleague spiacevole per le italiane: una volta la Roma, e due il Napoli (l’ultima nei sedicesimi della scorsa stagione), sono stati eliminati. La Roma che aspira a contendere lo scudetto alla Juve può farcela.
FIORENTINA – La Fiorentina se la gioca alla pari con l’«altro» Borussia, che non è il Dortmund ma il Moenchengladbach, reduce da un terzo posto nel gruppo impossibile di Champions con Barça e City (al quale ha strappato un pari). I viola sembrano in crescita e Kalinic s’è rimesso a segnare, mentre i tedeschi non trovano grinta e geometrie della stagione passata: sono dodicesimi in Bundesliga e segnano a fatica. Gli ottavi non sono un sogno. D’altra parte il tabellone di Europa League lascia intravedere un grande equilibrio globale anche nei turni successivi.
DEMOCRAZIA – L’Italia non vince questo trofeo dal 1999 (si chiamava Coppa Uefa) con il Parma. Troppo tempo. E anche motivo della caduta nel ranking Uefa. Se la Roma vuole bussare al club delle grandi deve cominciare a fare la grande in Europa League. Fa paura il nome del Manchester Utd, con il Tottenham teorico favorito per il successo finale, ma dallo Zenit al Lione tutto è possibile. Anche perché il torneo è molto «democratico»: sono rappresentati 18 campionati, con Turchia, Spagna, Russia e Belgio al vertice (3 club). La Champions invece ha già «eliminato» i piccoli Paesi e agli ottavi presenta soltanto i 6 campionati top (record negativo): quasi prove di Superlega.