Trent’anni di Roma che finiscono così, con un terremoto. Proprio nel 18° anniversario del 3° scudetto giallorosso Francesco Totti annuncia il proprio addio al club del suo cuore, picconandolo fino alle fondamenta con una sincerità disarmante. L’attesa, d’altronde, portava proprio in quella direzione, visto la location (Salone d’Onore del Coni) e la ribalta mediatica. La valanga – durata oltre 70 minuti – comincia così. “Alle 12.41 del 17 giugno ho mandato una mail al Ceo, Guido Fienga, in cui ho scritto frasi inimmaginabili, perché ho dato le mie dimissioni dalla Roma. Avrei preferito morire”. Il presidente Pallotta non viene attaccato frontalmente, ma per la gestione. “Non sputo nel piatto dove ho mangiato, ma di promesse ne sono state fatte tante e alla fine non sono mai state mantenute. Togliere i romani dalla Roma è stato sempre un pensiero fisso di alcune persone”. Della dirigenza Totti ha belle parole solo per Fienga. Quasi tutti gli altri li devasta: “Il rapporto con Franco Baldini non c’è mai stato e mai ci sarà. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io”. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.