CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – L’Olimpico non dimentica, l’Olimpico chiama. E quando Francesco Totti si alza in piedi, lo stadio risponde come se il tempo non fosse mai passato. Perché un suo ritorno nella Roma non è più solo un’idea romantica. Il nuovo invito del club, l’ingresso nella pancia dell’Olimpico, i saluti ai dipendenti di vecchia data: gesti che sanno di casa, di appartenenza vera. Accanto a lui, immancabile, il fedelissimo Vito Scala. E sugli spalti, lunedì sera contro il Cagliari, il volume si è alzato ancora. Quando le telecamere lo hanno inquadrato sui maxi schermi, Francesco si è alzato e ha ringraziato. Un gesto semplice, ma potente. L’Olimpico lo ha abbracciato, lui ha restituito affetto.

All’intervallo, poi, il saluto a Ranieri, altro volto che profuma di romanismo ma anche di Roma intesa come società. Del resto, i segnali sono chiari. “Totti e la famiglia Friedkin hanno un ottimo rapporto”, ha confermato Massara prima della partita. I Friedkin hanno avviato il loro progetto con discrezione. L’idea di fondo è chiara: dare finalmente una struttura solida, riconoscibile. Niente ruoli confusi o figure messe lì solo per rappresentanza, ma persone che sappiano incarnare davvero un’identità e trasformarla in lavoro quotidiano.

In questo disegno, il nome di Totti torna a essere centrale per conoscenza dell’ambiente, amore autentico per la maglia e credibilità totale agli occhi della tifoseria. E in una fase in cui si vuole costruire con equilibrio e visione, affidarsi a chi Roma la conosce davvero è un atto di intelligenza. E allora il suo ritorno, a fuoco lento, non fa rumore ma scalda tutto. Totti e la Roma si stanno riavvicinando sotto gli occhi di tutti. E il cuore giallorosso batte già un po’ più forte.