
Corriere dello Sport (R.Maida) – C’è stato un lungo momento in cui si è fermato tutto. Una sospensione del tempo in cui Francesco Totti, sfinito dalla commozione, ha dovuto arrestare la marcia, con il fido Vito Scala dietro a piangere e a chiedergli di procedere nel giro d’onore durato quanto, dieci minuti o un’ora che importa?, e i tifosi inquadrati a uno a uno con le lacrime a fiotti e lui stesso, Totti, intento a guardare decine di migliaia di sconosciuti che non sopportavano l’esilio definitivo imposto dagli anni che corrono. Si è fermato anche il ticchettio dei computer in tribuna stampa perché nella celebrazione che assomigliava un po’ a un funerale, per il quantitativo di liquidi secreti spontaneamente dai centoventimila occhi intervenuti, nessuno è rimasto impassibile davanti all’emozione.
MA LO SANNO? – Si è fermata Roma, almeno quella romanista, per una domenica in cui gli aperitivi al mare erano un piacere da rinviare. E viene da abbracciare soprattutto quelle generazioni di tifosi che una squadra senza Totti non l’hanno mai vista e neppure immaginata. Da oggi dovranno farlo, con la consapevolezza banale che niente sarà mai più come prima. La Roma aT, avanti Totti, era sicuramente più povera e sperduta di quella che Totti, nei suoi 24 anni di storia calcistica, ha rinforzato e rincuorato. I giovani che da oggi conosceranno un mondo diverso realizzeranno con calma di essere stati testimoni di una parabola forse ineguagliabile, sicuramente non replicabile nel periodo di umano tifo, sperando che la nuova vita del Capitano per sempre li renda ancora fieri di un lungo e proficuo percorso comune.
COLLOQUI – Non sarà più sul campo, perché questo lascia intendere la lettera faticosamente letta ieri sul prato passeggiando avanti e indietro. Ma in fondo questo si sapeva già, si sentiva già. Totti un’altra maglia non la potrebbe sentire addosso, se non a costo di provocare un rigetto epidermico. Le occasioni c’erano, anche stimolanti, anche in Italia, però il cuore romanista unito alla leggenda di una carriera unica ha prevalso. Ora è piuttosto il momento di incontrare James Pallotta, che ieri lo ha abbracciato sussurrandogli all’orecchio dolci parole di affetto ma presto dovrà ufficializzare il ruolo che ha pensato per lui, ovviamente concordandolo con l’interlocutore.
POSSIBILITA’ – E’ cambiato molto l’orientamento del presidente negli ultimi mesi sul futuro di Totti. Da una totale chiusura all’area tecnica, in nome di una posizione puramente rappresentativa, al recupero dell’idea avallata dal nuovo ds Monchi, che ritiene di poterlo “usare” come supporto operativo nell’accoglienza ai calciatori e nelle consulenze tecniche sulle scelte degli stessi. Luciano Spalletti invece ieri ha detto di avergli consigliato un posto da vicepresidente, sulla scia di altre figure rappresentative come Pavel Nedved e Javier Zanetti. Ma Totti sull’argomento è stato abbastanza chiaro sin dall’inizio: se devo fare l’ambasciatore, preferisco scegliermi un posto altrove a dispetto di un contratto firmato per sei anni. E alla fine otterrà un incarico, inizialmente da apprendista assistente di Monchi e infine da direttore tecnico. «Imparerà il nuovo lavoro – ha spiegato ieri il dg Baldissoni – gli abbiamo parlato e sa in quali aree può muoversi. Non abbiamo fretta e gli siamo vicini, perché deve ancora metabolizzare il fatto che smette di giocare. Però le nostre porte sarebbero sempre aperte anche se volesse continuare con il calcio da un’altra parte». Non succederà, perché Totti, come ha ricordato senza alcuna retorica la Curva Sud, è semplicemente la Roma.