
Corriere dello Sport (R.Maida) – Non è vero che Totti divide. Totti unisce. Basta vedere cosa succede allo stadio, anzi in tutti gli stadi, quando si alza dalla panchina anche solo per un breve riscaldamento, quello rituale di fine primo tempo. Parte un applauso, poi un altro, e alla fine l’ovazione. Figurarsi quando entra in campo, anche per pochi secondi. L’Olimpico si accende di speranza e curiosità, come osserva spesso Spalletti, mentre nei siti avversari la gente ne riconosce l’unicità accogliendolo amichevolmente.
COSI’ NO – Ed è strano constatare che un fuoriclasse planetario, un’icona universalmente apprezzata, venga trattato con garbo discutibile soprattutto in casa propria. Non solo dall’allenatore, con il quale i rapporti sono tesi da anni, ma anche da parte della tifoseria, la minoranza aggressiva da social network che si riconosce viva solo insultando il prossimo e non frequentando il mondo reale. Gran parte dei romanisti comunque non capisce. «Rispettate il capitano», il nostro titolo del giorno di Pasqua, ha ispirato dibattito e critiche. Perché Totti gioca quattro minuti e non trenta? Se è un giocatore come gli altri, ha diritto ad essere impiegato quando serve di più alla squadra, compatibilmente con i 40 anni e mezzo di età, e non quando i risultati sono chiusi o almeno compromessi. Altrimenti tanto vale usarlo come capitano non giocatore, come guida psicologica per i compagni. Fabrizio Grassetti, presidente dell’Unione Tifosi Romanisti, ammette di essere molto perplesso: «Una gestione così non ha senso e fa male a chiunque voglia bene alla Roma. Non entro nelle questioni personali tra allenatore e capitano, che riguardano solo loro due, ma se Francesco è in grado di giocare bisogna lasciargli il tempo di incidere, anche per l’entusiasmo che trasmette ai compagni e alla gente. Non credo che Spalletti sia un sadico. Credo però che un campione come Totti non meriti di essere utilizzato in questa maniera».
E IL CLUB? – Francesco Lotito, presidente dell’Associazione Italiana Roma Club, sposta invece l’attenzione sul ruolo dei dirigenti: «La vicenda è strana e non è mai stata gestita. Spalletti fa l’allenatore, io non sono in grado di capire se Totti meriti di giocare di più o di meno perché non vedo gli allenamenti. Da tifoso non sono d’accordo, chiaro. Ma la società non interviene mai. Visti i precedenti, sarebbe stato necessario un lavoro di mediazione. Pallotta è stato a Roma il mese scorso: perché non lo ha incontrato? Sarebbe stata anche l’occasione di pianificare un futuro da dirigente che non è stato ancora definito: di sicuro Totti non accetterebbe di fare la foca ammaestrata in giro per eventi…».
FUTURO – Proprio l’imminente addio al calcio giocato è uno dei temi che Totti e la Roma dovranno affrontare nelle prossime settimane. A Trigoria sono giustamente più preoccupati di difendere il secondo posto, che garantisce la Champions League e una salubre continuità aziendale, e di sciogliere i nodi più urgenti, a cominciare dalla scelta sull’allenatore. Ma anche Totti aspetta di scoprire se in società troverà un ruolo dirigenziale di suo gradimento. Pallotta è intenzionato a offrirgli un incarico nel marketing o comunque fuori dall’area tecnica, che sarà al completo dopo l’arrivo del direttore sportivo Monchi (considerando anche il ruolo centrale di Franco Baldini, manovratore a distanza di molte strategie societarie). Totti invece per restare alla Roma e onorare il contratto di sei anni vorrebbe incidere di più sugli elementi sportivi del club. Staremo a vedere. Anche qui in fondo è solo una questione di rispetto.