
In un freddo inverno del 1990, in quel di Ridderkerk, nacque un giocatore che con la freddezza che lo contraddistingue dalla nascita finirà in una città calda come Roma. Kevin Strootman non è solo un centrocampista di quantità, ma un tutto fare, uno smonta e costruisci, oppure, come lo definisce il mister Garcia, una lavatrice. Pochissimi a Roma lo conoscevano, ma chi è curioso e nelle stagioni passate ha dato un occhio al calcio di seconda fascia, non può non aver sentito parlare di questa promessa. Avete sentito bene: promessa. Si, perchè se non l’avete capito, Strootman è nato nel 90, ha 7 anni in meno di De Rossi e 14 in meno di Totti. Sfido chiunque a dirlo senza consultare la sua carta d’identità. Sabatini, capoccia dura com’è, ha voluto fare il gradasso anche quest’estate, dove fare il gradasso era l’unica cosa che poteva evitare di fare, in una piazza come questa dopo le disfatte post-boemo. Andare a pagare 20 milioni di euro uno così per la maggioranza dei tifosi era una pazzia: la minoranza, però, già sapeva di chi si trattava. Già sapeva che lui insieme a Mertens era lo scheletro del PSV, vice-vivaio d’Europa dietro l’Ajax. Se vogliamo estendere il concetto a tutta l’Olanda, infiliamoci pure Eriksen, talentissimo classe 1992 appunto ex Ajax, adesso in forza al Tottenham. Non è un caso se questi tre sono stati venduti nella scorsa sessione estiva di mercato per un totale di 43 milioni di euro, circa. E pensare che Sabatini voleva fare ancora più il gradasso, tant’è che un pensierino ad Eriksen ce l’aveva pure fatto. Strootman resta comunque il più costoso dei tre, anche perchè uno che a 20 anni ha tolto il posto in nazionale a de Jong, ed a 21 era già capitano non può che costare tanto. Il bello è che la Roma, con la plus valenza già in mano, non ha intenzione di cederlo: il Manchester United si è già fatto sentire, perchè servirebbe uno come Kevin a far alzare il livello ad un centrocampo povero come Fellaini, Carrick, Mata e Kagawa. Lo stambecco olandese è fondamentale alla Roma; in campo, si fa per dire, si vede poco, perchè i 6 gol e 6 assist sono solo il contorno dell’enorme lavoro che fa a centrocampo. Unire lo stile di gioco di De Rossi con quello di Pjanic è una responsabilità che pochi al mondo sono capaci di avere. Se pensiamo a come la compie lui, rendendo il nostro uno dei centrocampi più rocciosi al mondo, e allo stesso tempo facendo gol e assist, non si può negare che siamo di fronte ad un fenomeno. E noi ce lo godiamo, finchè Moyes non ci separi.
Filippo Grillo