
La gara inizia e la squadra giallorossa non riesce a dare ritmo alla sfida. Non è tanto per una questione di uomini, dal primo minuto scendono in campo giocatori come De Sanctis, Maicon, Ruediger, Castan, Pjanic, Dzeko, Salah. Qualità c’è, ma non si vede. E non è nemmeno colpa di un paio di elementi giovani a supporto dei titolari, tipo Uçan a centrocampo e Emerson da terzino sinistro. Il laterale brasiliano è all’esordio dal primo minuto con la maglia capitolina. Passa il tempo e il gol non arriva. Passa il tempo e le sensazioni nei tifosi presenti si fanno sempre più nere. Si arriva al novantesimo velocemente, senza grandi sussulti. La Roma non riesce ad andare in gol. Non è una grande notizia per il momento storico, dato che in quattro match precedenti ne aveva segnato solo uno (e anche rocambolesco su punizione di Pjanic contro il Torino). Si va ai supplementari, ma il parziale resta inchiodato sullo 0-0. Si va ai rigori. C’è incredulità e paura nei romanisti. Ok, il momento non è dei migliori, si segna poco, ma non riuscire a farne nemmeno uno allo Spezia sembra troppo. La lotteria dagli undici metri si conferma impietosa e spietata a queste latitudini. Dal dischetto sbagliano Pjanic e Dzeko, per i liguri non sbaglia nessuno. Il penalty della vittoria lo realizza tale Piersilvio Acampora, classe 1994, oggi mediano del Perugia.
È l’epilogo della sfida. Un epilogo allucinante. Un incubo. Qualche bambino con la sciarpetta al collo esce dallo stadio piangendo. Questa doveva essere la classica “partita tranquilla, te ce porta mamma”. E invece no. Vince lo Spezia di Di Carlo. “Come Davide contro Golia”, dichiara l’incredulo tecnico bianconero nel post. La sconfitta apre ufficialmente l’unità di crisi. Garcia non è più sicuro restare. La società valuta ogni possibilità per dare una svolta. Il presidente Pallotta è “disgustato”. Il francese resta in sella, ma ancora per un mesetto. Il 14 gennaio 2016 l’ex Lilla viene esonerato per far posto a Luciano Spalletti. Il ko con lo Spezia segna inevitabilmente il passo d’addio alla sua esperienza romana. È un ritorno a casa per il manager nato a Certaldo, in Toscana. “Sono di nuovo qui per concludere il lavoro iniziato anni fa e non portato a compimento”. Vuole vincere, Luciano. Vuole vincere perché “mi sono stufato di arrivare sempre secondo”. Prende la Roma al quinto posto e con un girone di ritorno da urlo (46 punti, 80 totali) la conduce al terzo posto, a meno due lunghezze dal Napoli secondo. Ci sarà il preliminare da giocare per accedere o meno in Champions League. Ma prima passa l’estate. Il mercato, gli acquisti, le cessioni e le solite chiacchiere da consumare sotto l’ombrellone. A metà agosto arriva il turno preliminare con il Porto. Non finisce bene perché la qualificazione se la prendono i portoghesi all’Olimpico. Però è solo un momento negativo in un processo di crescita.
La Roma è forte nella rosa e nel suo tecnico. “Servono più carattere e determinazione per competere”, ripete come un ossesso Spalletti a più riprese. I suoi ragazzi vincono tante partite, ma ne perdono o ne pareggiano anche alcune sanguinose (pareggi a Cagliari e Empoli, sconfitte a Torino con il Toro e a Bergamo con l’Atalanta). Il totale, però, non è disprezzabile. Il girone di andata si conclude al secondo posto con 41 punti. Quello di ritorno inizia con un altro successo, che porta il parziale a 44, a meno uno dalla Juventus capolista (con una partita da recuperare). In Europa League la Roma vince il girone per i sedicesimi di finale. Il prossimo avversario europeo si chiama Villarreal, ma per quello c’è ancora tempo. Intanto, il 19 gennaio 2017 torna la Coppa Italia. Ottavo di finale in gara unica contro la Sampdoria. 400 giorni esatti dopo lo Spezia.