Il Tornatora

Spalletti: «Ci piace vincere, non essere belli»

di Redazione

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Corriere Dello Sport (R.Maida) – Nel secondo tempo, mentre il Pescara prendeva metri e coraggio, sullo stadio Olimpico è sceso un freddo inusuale. L’aria gelida intorpidiva la Roma, forse satolla dopo l’inizio comodo. E alla fine i pochi tifosi sulle tribune hanno tirato un sospiro di sollievo, più che applaudire la squadra. E’ una vittoria, certo, ma senza allegria. La classifica migliora molto, nella settimana che conduce al derby, ma gli allarmi suonano da ogni parte. Luciano Spalletti, chiuso nel suo cappotto scuro, non riesce a spiegarsi l’imprevedibilità e l’instabilità del suo gruppo di calciatori, però preferisce guardare il lato positivo della serata: «Sono contento di aver portato a casa finalmente una partita non bellissima. Non ci piace essere belli, ci piace essere vincenti. Nella classifica non c’è scritto come si vince, c’è scritto se hai vinto, pareggiato o perso. Questa è una vittoria e conta molto. Non è facile gestire il risultato quando si gioca in tranquillità e bisogna anche dare dei meriti al Pescara, che ha fatto buone giocate ed è stato bravo a segnare due gol. E per fortuna sono stati bravi anche a non segnare il terzo. Di sicuro abbiamo concesso troppo».

LUCIDITA’ Spalletti usa un paradosso per giustificare la Roma: «Io conosco le nostre qualità e i nostri difetti. Perciò dico: se non fossimo andati subito in vantaggio di due gol, non ci sarebbe stato il calo che avete visto. Noi dobbiamo migliorare nella scelta dei momenti, essere più compatti e ordinati. Non si può sempre andare avanti alla ricerca di altri gol, a volte si deve fare possesso palla e rallentare senza sbilanciarsi. E’ proprio la gestione che fa la differenza: non si possono perdere tutti questi palloni, mettendo in difficoltà i compagni sulle ripartenze. Ci succede di abbassare il tono della partita e questo non ci fa bene». Paura di vincere? «Forse involontaria. Quando sbagli le cose facili, anche lo stadio rumoreggia e vengono a mancare sicurezza e tranquillità».

PUNTURADzeko sostiene che con questo atteggiamento non si possa vincere il derby con la Lazio. Spalletti gli risponde per le rime, anche se sorridendo: «Cominciasse lui a giocare meglio, così ci dà una mano. I gol di Edin, come le cose buone che ha fatto Perotti, restano negli occhi, così come i numeri offensivi. Ma nelle partite conta anche altro. I contrasti ad esempio, come ha fatto vedere nel pomeriggio il Genoa che senza fare giocate straordinarie ha battuto la Juventus». Szczesny è stato determinante. E contro il Pescara questo concetto fa un po’ paura: «E’ vero, è stato bravo. Così come il portiere avversario. Purtroppo abbiamo concesso troppe ripartenze, questa è la verità. Mi piacerebbe che qualche volta, quando siamo avanti nel punteggio, uno dei due terzini aspettasse prima di salire…».

DELUSIONE – In tv gli chiedono di Gerson, che ancora non si è adattato ai ritmi della Serie A. Spalletti chiarisce: «E’ un buon calciatore, deve crescere e prendere confidenza con il suo campionato. Noi non siamo nelle condizioni di farlo maturare con continuità, dovrà essere bravo a mettere qualcosa in più. Ad esempio se non gli fischiano una punizione sul limite dell’area non può fermarsi a parlare, deve tornare indietro di corsa».

CALENDARIOE’ davvero il mese decisivo per lo scudetto, come dice Allegri? «Sicuramente sì, il campionato dimostra che nessuna partita è facile. Perciò c’è tanto equilibrio, un bel gruppo di squadre che stanno facendo bene. Per me, per come sono io, dirò sempre che la mia squadra è meglio della Juventus. Ma non bisogna scendere al di sotto del nostro massimo».