
Il Messaggero (M.Caputi) – Inutile girarci intorno: lo Spalletti bis alla guida della Roma giungerà alla conclusione al termine della stagione. Non saranno gli eventuali risultati finali a sancirne la separazione. Lo dicono la ragione, le dichiarazioni (dell’allenatore e le ultime del presidente) e gli atteggiamenti. Del resto, non sarebbe logico il contrario, visto che sono questi i mesi in cui si progettano le squadre per la prossima stagione. Come qualsiasi società, anche la Roma, comunque andranno le tre competizioni, non può certo aspettare i dubbi e le decisioni di Spalletti. La logica vuole che la Roma si stia già attrezzando per individuare il prossimo tecnico. Quale potrebbe essere il profilo giusto e chi sarà, è un bel tema da affrontare nelle prossime settimane. Certamente molto dipenderà dalle ambizioni e dalle strategie della società. Le polemiche scatenate dal rigore che ha deciso Juventus-Milan evidenziano come le attuale regole più che aiutarli, mettano gli arbitri in difficoltà.
Regolamento alla mano, quello di De Sciglio, per un 50% è rigore, per un 50% no. La discrezionalità è un arma pericolosissima in quanto genera difformità di giudizio e pericolose interpretazioni personali. Come accaduto venerdì sera a Torino, a venir meno è stato il buonsenso. Quel buonsenso che avrebbe impedito all’arbitro Massa di decretare il penalty per la Juventus. Allo scadere del recupero non si concede un rigore decisivo dove la volontarietà è nulla e la vicinanza minima. Gli arbitri sbagliano e continueranno a farlo, come giocatori ed allenatori. Ma in attesa che la tecnologia eviti errori grossolani, è intollerabile che i direttori di gara permettano ai giocatori di circondarli a ogni loro decisione. Ormai sono abituali proteste veementi, faccia a faccia e dita alzate nei loro confronti. Facile mandare negli spogliatoi gli allenatori per proteste. Trovino il coraggio di espellere i calciatori che, per diritto di maglia, sembrano sentirsi intoccabili.