LA REPUBBLICA (Niccolò Maurelli) – Dietro qualcosa non funziona più. Le due reti incassate a Marassi contro il Genoa certificano l’involuzione di un reparto che nell’ultimo mese ha mostrato limiti evidenti (sette gol subiti). Un bilancio pesante, che rallenta la corsa verso la Champions League. Gian Piero Gasperini il campanello d’allarme l’aveva suonato: “Dobbiamo giocare senza mal di testa. Mettiamo da parte i pensieri negativi”, s’era raccomandato. La sua retroguardia ha però giocato con l’emicrania, tra le sbandate di Mancini e quelle di Celik. Senza dimenticare l’appannamento di N’Dicka. Se davanti l’ivoriano ha messo la maschera del centravanti (terzo gol consecutivo), dietro ha letto male l’azione del raddoppio.
Frenano anche gli esterni: Rensch, ma soprattutto Tsimikas, che ha sbagliato quasi tutte le scelte, mancando pure un assist facile per Malen, isolato e dimenticato. Così esulta De Rossi, che travolge il suo passato: “Non voglio dire che mi dispiace. Non devo giustificarmi”, spiega l’ex romanista. “Questo sarà il mio destino fino a quando non tornerò a Trigoria. È uno dei miei obiettivi”. Il suo Grifone ha sgambettato Gasp, che se la prende con l’arbitro, soprattutto per il mancato intervento del Var sul tocco di mano di Malinovskyi: “Un episodio chiarissimo. Se il varista non ha certezze su questo, faccia un altro mestiere. A pallavolo una mossa del genere si chiama muro”, commenta indispettito l’allenatore.
La sua squadra ha lottato, ma non abbastanza, isolando Donyell Malen. Dal centrocampo è mancato il supporto; dalle retrovie la certezza di poter costruire una manovra spensierata. E la situazione rischia di peggiorare: N’Dicka salterà il Como per squalifica, Hermoso è ancora fuori dai giochi. Ora che il calendario s’infittisce la Roma deve ritrovare la bussola del suo reparto migliore. Gasperini dovrà scacciare quei “pensieri negativi”, guarire il “mal di testa”. Sperando di ritrovare gli assenti, non solo in difesa.