CORRIERE DELLO SPORT (Giorgio Marota) – Una punizione esemplare, una stangata totale. Il Viminale ha deciso di fermare le trasferte dei tifosi di Roma e Fiorentina fino al termine della stagione, in Italia e anche all’estero, dopo gli scontri avvenuti domenica in autostrada. Il provvedimento si è materializzato ieri sera e a “ispirarlo” è stata la scelta dell’Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive di rinviare la decisione sul blocco degli spostamenti all’Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza, cioè al Ministero dell’Interno.
Troppo gravi i fatti contestati, enorme l’indignazione dell’opinione pubblica per quanto accaduto nei pressi dello svincolo per Casalecchio di Reno verso le ore 12.30. Gli ultras giallorossi, diretti a Torino, si sono dati appuntamento con i tifosi della Viola, diretti a Bologna, dopo un precedente contatto in una stazione di servizio. I gruppi si sono radunati sulla corsia d’emergenza e sono scesi da auto e pulmini incappucciati, mascherati e armati di spranghe e mazze. Così hanno dato vita a un’autentica guerriglia che ha coinvolto anche le vetture che sfrecciavano al loro fianco.
Ci si aspettava dunque una punizione molto severa. Forse non il massimo della sanzione possibile. L’Osservatorio, con il provvedimento di rinvio, aveva però dato un’indicazione chiara alla Lega Serie A e alle due società coinvolte: “Non far avviare la vendita dei tagliandi o provvedere al rimborso, qualora già venduti”. Il ministro Piantedosi ha poi optato per il pugno duro.
I precedenti da ambo le parti, non solo in Italia, in questo caso hanno portato il Viminale a estendere la sanzione fino a maggio, includendo nel provvedimento pure le trasferte europee di Europa League e Conference. Anche in campo internazionale, infatti, ci sono dei casi pregressi. I tifosi della Roma erano finiti nella bufera per i disordini e gli arresti di Nizza, a fine settembre. Invece, per quanto riguarda i sostenitori della Fiorentina, l’Uefa aveva già disposto a ottobre 2024 un provvedimento di stop per due trasferte dopo gli incidenti di San Gallo, in Svizzera.



