Come faceva Penelope con la sua tela anche la Roma disfa sempre in trasferta quello che fa di buono all’Olimpico. Così il suo girone di ritorno sta diventando un vero e proprio inno all’incostanza. Caratteristica per la quale questa squadra passerà probabilmente alla storia. Senza contare la parte finale della gara di Catania (rigiocata l’8 febbraio), dopo il giro di boa del campionato i giallorossi hanno messo insieme 6 vittorie (5 all’Olimpico e 1 sola fuori, a Palermo), 7 sconfitte (1 in casa, ma nel derby e 6 in trasferta) e 1 solo pareggio: l’1-1 in casa con il Bologna di 13 giornate fa (sempre senza contare la trasferta di Catania). Una squadra che pareggia poco è destinata sempre a vivere sulle montagne russe e ad avere vita difficile anche nel calcio dei tre punti a vittoria. Pensate dove sarebbe in classifica questa Roma se fosse riuscita a strappare tre-quattro pari in più. Invece dal 29 gennaio in poi (giorno del primo turno del girone di ritorno) lontano dall’Olimpico ha rimediato solo figuracce: a Cagliari (con 4 gol sul groppone), a Siena (dove di rete ne prese solo 1), a Bergamo (altri 4 gol al passivo), a San Siro con il Milan (che gliene fece solo 2), a Lecce (sempre con 4 reti subite) e ieri a Torino, dove ne ha prese altre 4. Ma è mai possibile prendere 19 gol in 6 trasferte, escluse quelle di Palermo e Catania? Meno male che da qui alla fine del campionato i giallorossi giocheranno solo altre 2 partite fuori casa (a Verona contro il Chievo l’1 maggio e Cesena all’ultima giornata), per poi giocarsi le ultime possibilità di conquistare il terzo posto nel suo caldo Olimpico contro Fiorentina, Napoli e Catania. Contro Chievo e Cesena la regola dei 4 gol presi finirà?

Il Romanista – Franco Bovaio