Il Tornatora

Sarri contro Di Francesco: quella prima sfida in C. E De Giorgio come Dries

di Redazione

La Repubblica (M.Pinci) – Nel 2008 Mertens giocava nella serie B olandese, non aveva in mente l’Italia e Napoli, eppure qualcuno stava già disegnando il percorso che poi avrebbe seguito lui. Al rovescio però. Nel 2008 Sarri affrontò per la prima volta Eusebio Di Francesco, lui sulla panchina del Perugia, l’altro alla Virtus Lanciano. Vinse Sarri, 0-2 in Abruzzo e i due gol li segnò un certo Pietro De Giorgio, oggi nel Vicenza che non prende gli stipendi. Ai tempi del Perugia era un numero 10, anche un falso nueve. Sarri però vide in lui altro: lo fece diventare un’ala frizzante, percorso inverso rispetto a quello di Mertens, reinventato da ala in attaccante letale. «Sì mi ha trasformato» , racconta De Giorgio. «Mi correggeva la postura, la posizione del piede, mi chiedeva di rincorrere l’avversario ma io non ci riuscivo e mi pesava. Però sono tutte cose che ora mi ritrovo, le faccio naturalmente. Certo, Mertens dopo la trasformazione segna tantissimo, invece quei due gol che segnai al Lanciano furono gli unici di tutta la mia stagione». In Umbria De Giorgio incontrò un Sarri molto diverso da quello di oggi: «Era un sacchiano convinto, difensivista, zero possesso palla: di lui si parlava sempre molto bene ma aveva questa aura di allenatore maniacale, con poco spazio alla fantasia, l’occupazione dello spazio come unica filosofia» .

Differenze anche tecniche: «Ora so che in allenamento fa pure partite a tema, prima si giocava a due tocchi. Credo sia cambiato a Empoli, un po’ per i tanti esoneri, un po’ perché quando ha avuto Maccarone, Tavano e Saponara è stato bravo a dar spazio al talento. Secondo me era solo questione di trovare la propria identità. Che sarebbe arrivato si sapeva, era un professore di calcio e già in Serie C dieci anni fa faceva quella videoanalisi che oggi va tanto di moda». Fu curiosa quella sfida, tra Sarri e Di Francesco: erano partiti con l’ambizione di salire in B, furono esonerati entrambi («Ci incontrammo agli spareggi e gli allenatori erano i fratelli Pagliari» ). E giocarono partendo da un 4-4-2 che oggi sembra quasi blasfemo. Un filo tra passato e presente però c’è: il primo gol di De Giorgio ricorda uno dei tanti di Mertens. Uno contro uno, dribbling a rientrare col tacco e diagonale rasoterra a giro sul palo lontano. «È vero, ricorda i gol di Dries. Ma Sarri è uno che ti migliora. Io e lui eravamo sempre in continuo litigio, ma era uno dei pochi con cui parlare di calcio. E oggi, nei giocatori del Napoli, rivedo la disponibilità alla corsa che chiedeva a noi».