Sacchi: “La Roma ha dei limiti di organizzazione di gioco e una difesa approssimativa”

Arrigo Sacchi

Arrigo Sacchi, ex allenatore di calcio, ha parlato ai microfoni dell’emittente radiofonica “Teleradiostereo” dell’andamento del campionato e della lotta allo scudetto tra Roma e Juventus. Queste le sue parole:

“Il nostro è un Paese che non si rinnova, in cui gli arrivisti e gli opportunisti sono più dei professionisti. E questo si riflette nel calcio. In altri Paesi una vittoria non deve essere l’unico scopo, se non si vince grazie alla prestazione la vittoria vale meno. Quando allenavo l’Atletico di Madrid, battemmo la capolista Celta, chiudemmo in nove contro undici. Vincemmo senza giocare una grande partita. E tifosi e stampa non la celebrarono come un’impresa, da noi si sarebbe parlato di eroismo. Viviamo nel Paese delle arene, in cui il coro più gettonato è ‘devi morire’. Il calcio nasce come sport collettivo e offensivo, noi lo interpretiamo come sport difensivo e dove conta l’individuo!”.

“Sono amico di Galliani e Berlusconi, sono legato e riconoscente al Milan, ma questo non altera i miei giudizi. Il Milan sabato ha meritato di perdere contro una Juventus più squadra, più fluida nella manovra. Ha meritato di vincere in quanto migliore del Milan. Se si partisse dal riconoscimento del merito, a certe esasperazioni non si arriverebbe”.

“All’inizio del campionato si prevedeva una lotta Juventus-Roma per lo scudetto con possibile inserimento del Napoli. L’incognita era l’Inter. La Juventus si sta ripetendo, nonostante molti pensassero che il dopo Conte avrebbe comportato dei problemi. Allegri molto probabilmente non è didattico come Conte, ma ha altre qualità che gli stanno permettendo di portare avanti la Juventus senza abbassare il livello”.

La Roma ha dimostrato di avere purtroppo dei limiti di organizzazione di gioco. Parte da un’ottima base di tecnica ma non ha un gran ritmo. Aldilà dei valori individuali è ancora troppo legata al rendimento di un calciatore come Totti che ha comunque trentotto anni. L’organizzazione difensiva è ancora approssimativa, e nel calcio non devono contare soltanto i singoli, il collettivo deve andare oltre”.

“Il Napoli ha pagato dazio all’eliminazione in Champions League. Roma e Napoli sono poco abituate a vincere, sicuramente se confrontate alla Juventus. Il mio Milan, e poi quello di Capello, si fondava su calciatori italiani che erano abituati a vincere. Questo era il segreto”.

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