Roma, ecco Garcia: l’uomo giusto

Rudi Garcia è, da oggi, il nuovo allenatore della Roma, dopo aver firmato un contratto biennale con la squadra giallorossa.

Molti tifosi storcono il naso solo a sentire il nome del nuovo tecnico, considerato una scelta di ripiego dopo i rifiuti di Mazzarri e (soprattutto) Allegri, ma la storia del primo francese a sedere su una panchina di un club di serie A potrebbe far cambiare idea a molti e magari accendere le fantasie di sostenitori romanisti come già successo a Walter Sabatini, calcisticamente innamorato da anni di Garcia,  ma conquistato anche dal personaggio. Per il diesse giallorosso non si tratta di una seconda scelta, visto che avrebbe puntato su di lui già due stagioni fa prima dell’arrivo di Luis Enrique (per il quale stravedeva Baldini).

Figlio d’arte (il padre giocava nel Sedan, squadra francese di basso livello) la carriera da calciatore non decolla e a 28 anni si ritira per dei problemi alla schiena. Dopo aver ottenuto una laurea in Scienze motorie tenta l’avventura come preparatore atletico del Saint-Etienne, ma grazie alle sua capacità tattiche viene promosso fino a diventarne l’allenatore nel 2001.

Dopo 5 anni a Digione, trasformando una squadra di semi-professionisti in una realtà della seconda divisione francese, arriva la serie A con il Le Mans e dopo una sola stagione viene chiamato a rifondare il Lille, che veniva da due anni disastrosi con un decimo e un settimo posto (addirittura peggio della Roma attuale). Il binomio Lille-Garcia diventa in poco tempo famoso in tutto il mondo, visto il gioco espresso, tanto da rendere molti dei giocatori in rosa, considerati fino al suo arrivo per lo più calciatori di seconda fascia, dei veri e propri crack del mercato. I casi più eclatanti sono quelli di Michel Bastos, Moussa Sow, Gevinho e soprattutto il più talentuoso di tutti: Eden Hazard.

Bastos era un esterno che aveva lasciato il Brasile senza farsi rimpiangere, ma che in pochi anni con Garcia è riuscito ad arrivare alla Selecao e a fruttare alle casse del Lille un assegno da 18 milioni di euro dal Lione; Moussa Sow fino al 2010 aveva realizzato 18 gol e in un anno con il tecnico francese ha raggiunto quota 25 diventando capocannoniere della Ligue 1 e facendo ottenere una plus valenza di 10 milioni al club in una sola stagione; anche Gervinho ha raggiunto una cifra di gol doppia rispetto alle sue stagioni precedenti senza il suo mentore e nemmeno dopo il trasferimento all’Arsenal (pagato 12 milioni) è riuscito a rendere agli stessi livelli; infine Hazard è forse il giocatore che più di ogni altro deve tutto a Garcia, visto che oggi è uno dei calciatori più forti a livello mondiale e gioca in un top club, che per averlo ha sborsato circa 40 milioni. Il tecnico è riuscito a far abbinare alla classe cristallina di questo talento francese, una cattiveria sportiva che solo i campioni veri hanno insegnandogli prima di tutto la cultura del lavoro e poi anche i movimenti giusti per far diventare un classico trequartista un attaccante da 20 gol in campionato (uno in meno di Giroud e Nenè).

Pjanic, Destro, ma soprattutto Lamela si stanno già leccando i baffi.
Lorenzo Pompili

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