IL MESSAGGERO (Alessandro Angeloni) – Fa effetto vedere Gasp con il sorriso stampato in bocca, anche quando parla di Massara. Il mercato, del resto, è finito e quel che è fatto è fatto. E non è stato prodotto nemmeno poco. Infatti, possiamo sicuramente sostenere che quasi tutti calciatori arrivati – sia in estate sia nel mese di gennaio – servono per il presente e pongono le basi per il futuro. Non si tratta di “metterci d’accordo” se la Roma è solo un Under 23 futuribile oppure pronta per la Champions, si tratta solo di prendere coscienza che non esiste un uomo migliore di Gasp per andare avanti sul doppio binario. Ha le caratteristiche giuste.
Le lamentele dell’allenatore, cominciate appena aperto il cantiere, hanno creato delle dicotomie interne, a volte sono state esagerate, sempre sono state muscolari. Tuttavia, che non sarebbe arrivato il Lukaku di mourinhiana memoria, lo avevamo capito tutti, Gasp compreso. Poi, quando il pullulare di troppi U23 è aumentato copiosamente, lo stesso tecnico ha mostrato un certo malessere. Ora, però, siamo in una situazione di pace: Malen e Zaragoza compensano gli arrivi di Vaz e Venturino.
E poi i ragazzi arrivati la scorsa estate stanno diventando giocatori veri. Quelli che il tecnico non considerava perché acerbi, sono ora affidabili. Si è dovuto ricredere su Pisilli, tanto per fare un nome; e su Ghilardi, tanto per farne un altro. Anche Ziolkowski ha dato il suo contributo in un momento in cui la difesa era totalmente scoperta.
La Roma è anche una squadra che pian piano ha preso le sembianze del suo allenatore: aggressiva, sincera, diretta, certe volte incoerente. Si è distratta otto volte (le sconfitte in campionato) e non ha mai battuto una grande. Solo il pari con il Milan le ha dato lustro. Ora ha bisogno di fare un salto in avanti, proprio nella mentalità, perché questa squadra può battersi alla pari con Napoli e Juve.
La presenza di Malen ha spostato gli equilibri e le visioni in attacco. Gasp attende il recupero di Dybala, una migliore condizione di Soulé e il Pellegrini di inizio stagione, in più Koné, ancora fermo ai box. La solidità difensiva, che non faceva parte del dna di Gasperini, è una certezza. Giovane o vecchio, dunque, a questo gruppo gasperiniano manca davvero poco per consolidare un posto Champions.



