CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – Per la Roma il 2003 è un’annata benedetta. Soulé Wesley, 22 anni entrambi, stanno riscrivendo il presente giallorosso a colpi di talento, personalità e fame. Uno argentino, l’altro brasiliano, due anime sudamericane che stanno facendo la fortuna della squadra di Gasperini, capace di superare anche il Sassuolo nonostante un’emergenza che mordeva attacco e centrocampo.

E il bello è che nessuno dei due era al meglio. Soulé arrivava da un affaticamento muscolare che lo ha tenuto in dubbio fino alla vigilia, Wesley addirittura da un’influenza intestinale che inizialmente lo aveva escluso dalla lista dei convocati. Poi il colpo di scena: rientro last minute, panchina iniziale e ingresso a partita in corso. Quanto basta per cambiare la storia della gara.

Wesley entra e la fascia prende fuoco. Spinta, recuperi, aggressività: è lui a dare l’inerzia giusta alla Roma. Proprio da una sua palla strappata nasce il gol che sblocca il match: Koné finalizza, Soulé rifinisce. E quando c’è da chiudere i conti, ci pensa ancora lui, Soulé, con la rete del raddoppio. Sette gol stagionali, capocannoniere della Roma, e una continuità che racconta di un giocatore ormai decisivo. Wesley perché è l’unico esterno capace di interpretare alla perfezione ciò che l’allenatore chiede. E quel bacio in fronte dopo il gol, immortalato a bordo campo, è sigillo della fiducia totale.

I numeri di Soulé raccontano una crescita verticale. Contro il Sassuolo ha segnato e servito un assist in una partita di Serie A per la prima volta dallo scorso ottobre; nelle ultime sette gare ha preso parte a cinque reti, tra gol e assist, mentre nel 2025/26 è già a quota 12 partecipazioni attive. L’argentino sta vivendo la propria miglior stagione di sempre in termini di media minuti/gol più assist. E c’è di più.

Tra i giocatori nati dal 2003 in avanti, Soulé è uno dei soli due insieme a Lamine Yamal ad aver partecipato ad almeno 10 gol in ciascuna delle ultime tre stagioni dei cinque maggiori campionati europei. In Serie A, nello stesso arco temporale, solo Pulisic e Lautaro Martínez hanno fatto altrettanto. Ma lui è il più giovane di tutti. Soulé e Wesley, ragazzi del 2003, dunque, non sono più promesse: sono già realtà.