IL MESSAGGERO (Stefano Carina) – Adesso ci si è messo anche Gasp: “Malen? Mi ricorda Vialli”. Il paragone divertito del tecnico post-partita ha aperto il vaso di Pandora. Anche se qui di mali non ce ne sono. Di certo ieri, tra radio e social c’è chi ha scomodato Henry, altri le movenze di Muriel, altri ancora la capacità di giocare sul fuorigioco di Pippo Inzaghi. Quale sia il raffronto giusto, una cosa è chiara: la Roma ha fatto veramente un bell’acquisto. Sono finalmente alle spalle i tempi quando bisognava sacrificare Dybala o Baldanzi come falsi nove o schierare Dovbyk e Ferguson che, nonostante l’impegno, mal si sposano con quello che ha in mente Gasperini.
Del resto, Malen incarna l’attaccante con le caratteristiche che voleva il tecnico. Donny regala infatti sempre e costantemente una sensazione di pericolosità. E poi non aspetta fermo il pallone. Che lo abbia o meno, è sempre in movimento. Viene incontro, detta il passaggio in profondità – come in occasione del primo gol al Cagliari – è abile nello smarcarsi non spalle alla porta ma soprattutto spostandosi sul taglio, sfruttando la potenza che ha che lo fa attaccare bene la profondità e lo rende letale. E tira in porta.
Certo, se Malen è come Vialli, bisognerebbe trovare nella rosa il Mancini di turno. E non Gianluca, che comunque dopo l’assist di lunedì si mette in lizza. Chi somiglia all’ex ct con i scarpini ai piedi è certamente Dybala. E qualcosa, anzi più di qualcosa si è visto in Torino–Roma. I due si cercano, si trovano e il recupero di Paulo, proprio in quest’ottica, potrebbe regalare ancora più sprint ad un reparto che già annovera Soulé, Pellegrini e Zaragoza, oltre a Vaz, Dovbyk e Ferguson, più i ragazzini Arena e Venturino.
L’assalto alle grandi, se la difesa si conferma inossidabile come accaduto finora, passa quindi per il salto di qualità dell’attacco. Malen è l’alfiere, il porta bandiera ma non può fare tutto da solo. Anche perché l’improponibile marcatura di Dossena non capiterà tutte le giornate. Ma l’olandese sa fare un po’ tutto. Basta rivedere i tre (anzi quattro) gol segnati finora: il primo al Toro, quello annullato, arriva giocando sulla linea del fuorigioco. Il secondo, quello convalidato, è d’attaccante d’area. L’uno a zero al Cagliari è invece tipico del centravanti che sul primo passo brucia in velocità il marcatore e poi beffa il portiere con un tocco di classe. Quello che sancisce la doppietta, in scivolata, è ancora una volta da rapinatore d’area.
