Una casa garantita per i prossimi tre anni, il tempo minimo per costruirne una nuova. La Roma giocherà all’Olimpico almeno fino a giugno 2015, prima di spostarsi nell’impianto che sogna di inaugurare entro il 2016. A Tor Di Valle, probabilmente, ma la strada è ancora lunga. Intanto c’è l’Olimpico. Non così com’è: il Coni promette di ristrutturare l’impianto e aggiungere servizi nell’area circostante. Nel piano illustrato alla Roma e pensato anche per il Sei Nazioni di rugby e Golden Gala di atletica sono previste migliorie in tutti i settori, con un occhio particolare all’area ospitalità: i posti da offrire agli sponsor e ai tifosi «vip», con tanto di ristoranti e «sky box». Una zona a cinque stelle che esiste in tutti gli stadi moderni e dalla quale ottenere ricavi. L’obiettivo del club giallorosso è infatti quello di arrivare (almeno) ad azzerare il canone d’affitto che in partenza resta di circa 2 milioni e ottocentomila euro a stagione.
L’intesa col Coni mette al sicuro la licenza Uefa (il termine ultimo per la richiesta è il 30 aprile), ora Pallotta & Co. sono concentrati sul nuovo impianto: entro giugno la «Cushman & Wakefield», società incaricata dagli americani di studiare una zona e un progetto adatti per la realizzazione dello stadio di proprietà, traccerà una linea dopo aver contattato con una trentina di imprenditori. Per tutta una serie di motivi i terreni del gruppo Parnasi a Tor di Valle sembrano al momento i più indicati. «L’accordo raggiunto col Coni – conferma l’ad Claudio Fenucci – consente alla nostra società di definire il rapporto relativo allo Stadio Olimpico per le prossime tre stagioni, periodo minimo necessario per portare avanti i progetti relativi alla costruzione di un nuovo impianto». E la Lazio? I rapporti tra Petrucci e Lotito sono ai minimi termini e non c’è traccia di un rinnovo dell’accordo per l’Olimpico. Entro il 30 aprile una soluzione andrà comunque trovata per evitare un clamoroso trasloco della Lazio.
Il Tempo – Alessandro Austini