Il sogno, in fondo, non è mai iniziato. La Roma alla Champions ha dedicato solo le parole e nessun pensiero razionale, ma dopo l’umiliazione di Bergamo tutti hanno tirato una linea: il traguardo è irraggiungibile per quest’anno e ora resta giusto il derby da onorare prima di un’altra rivoluzione sul mercato. «Ci stiamo consegnando alla mediocrità» ammette candidamente il ds Sabatini, già al lavoro per individuare i 3-4 acquisti da inserire nel blocco titolare. Basta giovani: ora si cerca gente esperta e «cattiva».

Domenica c’è l’ultima spiaggia per salvare almeno l’onore. La Roma ci arriva piena di tormenti a tutti i livelli – allenatore e dirigenti sfiduciati, giocatori tesi – e l’ennesimo caso della stagione da gestire, forse il più delicato. Il castigo di De Rossi imposto da Luis Enrique e approvato dalla società ha tolto una delle poche certezze rimaste vive. Cos’è successo esattamente a Bergamo? Ore 13, inizia la riunione come scritto dalla sera prima sulla lavagnetta della hall in albergo, mentre alle 13.20 era programmata la partenza per lo stadio. De Rossi confonde i due orari e non si presenta. Quando sente il trambusto dalle altre stanze si rende conto di essere in ritardo, chiede conferma con un sms a un dirigente e si prepara per scendere. «Un comportamento di grave superficialità» secondo Sabatini. Quando raggiunge Luis Enrique e i compagni la riunione è iniziata da dieci-undici minuti. Si scusa ma serve a poco. L’allenatore è infuriato: «Mica possiamo stare qui ad aspettare te!». De Rossi la prende male e alza a sua volta la voce. La riunione finisce prima del previsto. Luis Enrique non comunica la formazione e sale sul pullman col volto scurissimo.

Nel tragitto verso lo stadio matura la decisione: «Capitan Futuro» in tribuna. Non solo: visto che davanti alla difesa ci sarà Gago, tocca a Juan fare il centrale e non più a Kjaer destinato alla panchina. I due esclusi apprendono la decisione negli spogliatoi dello stadio e anche il danese reagisce male. Luis Enrique in settimana lo aveva convocato in ufficio per ribadirgli la fiducia, salvo poi tenerlo fuori perché, a suo giudizio, non era in grado di giocare senza la «balia» De Rossi. Alla protesta di Kjaer, il tecnico perde la pazienza e manda in tribuna anche lui. Perrotta prova a intervenire ma si becca un perentorio «stai zitto!» da Luis Enrique che sfogherà ancora la sua rabbia contro la squadra nel lunghissimo intervallo. Oggi a Trigoria l’ennesima giornata dei chiarimenti. Aspettando l’arrivo domani dagli States dell’ad Pannes, la società dovrà decidere l’importo delle multe per De Rossi, Osvaldo e Cassetti (si pensa di applicare solo le sanzioni previste dal regolamento interno, senza passare per la Lega), Heinze è chiamato a risollevare l’ambiente in sala stampa, mentre il tecnico (ieri a Coverciano per la Panchina d’Oro) si ritroverà davanti un gruppo decimato dalle nazionali e abbattuto.

De Rossi ha provato a rimettere insieme i cocci da Genova, dove almeno può respirare l’aria della Nazionale e depurarsi. Ha parlato senza avvertire prima la Roma, ma la sua versione dei fatti è stata accolta con sollievo a Trigoria. «Luis Enrique ha sempre detto che un ritardo comportava l’esclusione. Non ci sono state risse – spiega – e non ho offeso nessuno. Sono stato un po’ disattento. Mi trovo in un gruppo di persone perbene e l’allenatore è il primo ad esserlo. Mi piace il fatto che tratta l’ultimo ragazzino della Primavera come tratta me o Totti e a Bergamo ha fatto altrettanto. Continuo a fidarmi di lui, spero lo facciano anche i tifosi». Durante la partita con l’Atalanta Daniele si è sfogato scrivendo sms all’amico Panucci e ieri, a mente fredda, ha cercato di voltare pagina. «Domenica abbiamo una partita importantissima e dobbiamo pensare a quella. Scuse? Non credo di doverne dare». Fatto sta che senza di lui la squadra si è smarrita. «Perché col Siena – ribatte – abbiamo fatto bene? E col Cagliari? Ci sono state tante brutte prestazioni, purtroppo». Tutte senza di lui, purtroppo.
Il Tempo – Alessandro Austini