Roma, i bilanci spiegano perché i big sono in vendita

Il Messaggero (R.Amoruso) – Almeno una è fatta. È chiusa almeno una delle cessioni d’oro che servono a mettere in sicurezza il bilancio della Roma e ad avvicinare l’obiettivo del pareggio di bilancio, con tanto di soglia di “tolleranza” indicato dalla Uefa nel Settlement Agreement, il famoso accordo transattivo sui conti firmato nel 2015. Ma potrebbe non bastare la cessione al Chelsea di Emerson Palmieri. A fare la differenza in un colpo solo nei conti 2017/2018, e quindi entro giugno, può essere la cessione di Edin Dzeko, che però per il momento sembra sfumata. Magari se ne riparlerà la prossima estate. Una buona notizia per i tifosi, per ora. Altrimenti si tratterà di toccare il resto della “rosa”, con altre cessioni capaci di produrre plusvalenze in grado di rendere il bilancio meno precario. Va detto che il tema non è tanto e non solo il rapporto con la Uefa, che chiede di far emergere le plusvalenze necessarie per far tornare i conti. E’ anche una questione di valutazione del mercato, perché potrebbe non bastare nemmeno l’aumento di capitale per 120 milioni varato a ottobre che assorbe anche il contributo in conto capitale già attivato dalla Neep di James Pallotta, azionista con il 78% del capitale. Bussare di nuovo ai soci per far tornare i conti non è il massimo. Ma senza altre cessioni non c’è altra via per recuperare quei 30-40 milioni che mancano per riportare i conti in equilibrio già considerando plusvalenza di oltre 24 milioni ottenuta con la cessione di Emerson.

ANNO NON FACILE – Il punto è che il 2016/2017 è stato un anno non facile per i conti della Roma. I ricavi consolidati si sono ridotti da 219 a 175 milioni (-20%). Un risultato segnato dal ridimensionamento dei diritti tv (da 133 a 105 milioni). Rimanere fuori dalla Champions League è costato caro: i play-off della Champions e il gettone di presenza all’Europa League non sono bastati a colmare il vuoto. Sicché la situazione patrimoniale dei giallorossi, seppure in miglioramento grazie al robusto contributo dell’azionista, resta da “osservato speciale”: il patrimonio netto è infatti negativo per 89 milioni (contro -117 milioni nel 2015/2016) anche per effetto della perdita di bilancio: 42 milioni al 30 giugno scorso a fronte dei 14 milioni registrati nell’esercizio precedente. La consolazione è che, a ben guardare, il rapporto tra debito (195 milioni) e margine lordo è pari a 4,4 volte: ciò significa che dal punto di vista gestionale l’AS Roma non è messa male. Anzi, di fatto è in linea con i numeri di un settore, quello del calcio, che si regge in Italia soprattutto sui diritti del parco giocatori (con i suoi pesanti ammortamenti e le generose plusvalenze) e sui diritti tv. Nondimeno, i numeri offrono un quadro sul quale i manager della Roma dovranno lavorare non poco per riportare i conti in equilibrio. Intanto va ricordato che l’accordo transattivo con la Uefa prevedeva una perdita aggregata massima di 30 milioni per gli esercizi 2015 e 2016, e un pareggio di bilancio “con tolleranza” nel triennio al 2017. Ma mentre per superare la prova a giugno 2016 è stata decisiva la plusvalenza di Pjanic, nel 2017 non è bastata la vendita di Salah e degli altri con tanto di plusvalenze per 95 milioni. Certamente si è fatto sentire il mancato incasso per Manolas, solo in parte attenuato dalla cessione di Rudiger. Così si spiega lo sforamento dagli impegni con Uefa. Per quest’anno la Roma si prepara ad un altro rosso, sebbene in miglioramento perché potrà contare su un aumento dei ricavi con la qualificazione agli ottavi di Champions. Anche di più se andrà oltre. L’auspicio degli amministratori è anche sull’aumento di altri proventi, tra sponsorizzazioni e ricavi pubblicitari. Nonostante ciò, difficilmente potrà bastare la cessione di Emerson se vuole evitare un nuovo aumento di capitale. E quali sono giocatori con una plusvalenza potenziale sufficientemente generosa? Inutile dire che visto dai tifosi, la parte più pregiata della “rosa” non andrebbe toccata. Ma giocatori come Nainggolan hanno oggi un valore contabile netto di 7,2 milioni (è stato acquistato a 13,3 milioni), mentre El Sharaawy vale in bilancio 9,7 milioni (contro i 13 spesi). Per Dzeko l’ultima fotografia parla di 13 milioni di cartellino residuo: molto meno del suo valore di mercato. Dunque, probabilmente è su di lui che il faro si accenderà di nuovo se la famiglia Pallotta non vuole mettere nuovamente mano al portafoglio.

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