Un risveglio doloroso ma razionale. La Roma ha perso il derby, l’ha perso male, eppure gli isterismi non abitano più qui. Tranne rarissime eccezioni: Kjaer è stato insultato dopo la partita in modo duro da qualche tifoso.

Il danese è rimasto scosso e avrà bisogno di conforto, lui più di ogni altro oggi quando il direttore sportivo Walter Sabatini parlerà a Trigoria con Luis Enrique e la squadra per analizzare i perché di un ko molto doloroso. La Roma si interroga sui motivi del tonfo di domenica e trova poche risposte certe, se non la constatazione che «questa sconfitta ci farà bene». Lo dice convinto Sabatini, parlando urbi et orbi il giorno dopo il derby per riparare all’assenza totale di dirigenti davanti alle telecamere nel post-partita. «Non ero allo stadio per scaramanzia – spiega il ds – perché non c’ero né col Parma né con l’Atalanta e abbiamo vinto. Heinze mi ha fatto notare questa cosa e l’ho seguito. Mi è dispiaciuto perché quando si perde i dirigenti devono essere presenti». A Trigoria se ne aggiunge un altro, il più rappresentativo tra quelli scelti da DiBenedetto, ripartito ieri mattina per la Spagna: Franco Baldini arriva oggi a Roma per il trasloco nella sua nuova casa in centro, domani prende possesso della stanza da direttore generale al «Bernardini» e giovedì si (ri)presenta al popolo romanista in conferenza stampa.

Baldini si materializza nella settimana più difficile e ha subito il suo bel da fare: se il confronto con Totti non fa più paura, il rinnovo di De Rossi ha preso invece una deriva pericolosa. Intanto tocca a Sabatini difendere un gruppo che si lecca le ferite. «Sono orgogliosamente il ds della Roma, soprattutto quando si perde. Ma le sconfitte ci insegnano a vincere. Ho visto una partita valida, soprattutto nel primo tempo, ma a tratti anche nel secondo in inferiorità numerica. Ho riguardato la gara – spiega a Roma Channel, Sky e Radio Manà Sport – e l’abbiamo onorata fino in fondo, a tratti anche in modo eroico: ai miei giocatori dirò “grazie”. Abbiamo commesso degli errori, Kjaer qualcuno di troppo dopo un buon primo tempo, ma va tutelato perché è un nostro patrimonio. Le ferite sanguinano, ma le curiamo e ripartiamo subito: cercheremo di vincere quattro-cinque partite». Sarà un fine ottobre d’inferno: Palermo domenica, tre giorni dopo trasferta in casa del Genoa, sabato 29 il Milan. «Se riusciremo ad incanalare bene questa rabbia, faremo bene da subito – dice ancora il ds – questo è un gruppo di ragazzi veramente straordinari». Professionisti sì, ma non ancora una squadra.

«Luis Enrique è un tecnico straordinario e si sente a metà del guado. Ci sono alcuni margini da colmare, questo succederà in fretta. Se poi servirà qualcosa, sarà responsabilità mia andare sul mercato». Il derby ha messo a nudo nuovi e vecchi difetti di questa Roma in costruzione. Gli avversari, per esempio, hanno capito che pressando De Rossi le complesse trame giallorosse si interrompono sin dall’inizio. La difesa, poi, continua a mostrare pericolose crepe. Non c’è ancora una coppia di centrali «fissa», la rotazione non sta portando frutti e ora il reintegro di Juan diventa essenziale. Già domenica con il Palermo il brasiliano potrebbe avere una chance. C’è pure chi come José Angel non ha alternative ma lo spagnolo dopo un buon avvio di stagione sta mostrando tutti i suoi limiti tattici e di personalità. A centrocampo solo De Rossi e Pjanic sono punti fermi, per gli altri è un continuo alternarsi tra tribuna, panchina e campo. E questo non aiuta a costruire una Roma affidabile. Meno male che c’è Osvaldo, ultimo eroe insieme ad Heinze ad arrendersi sul campo di battaglia. Qualcuno gli rimprovera l’incauta maglietta-sfottò esposta troppo presto, ma se continua a segnare con questa frequenza presto metterà d’accordo tutti.
Il Tempo – Alessandro Austini