Gazzetta dello Sport – Nella notte di Totti la Roma non fa festa. Un punto col Catania

Dal Totti day al de profundis per Luis Enrique il passo è breve. La partita numero 500 in campionato del capitano vale una doppietta dopo il rigore sbagliato in avvio, ma non basta a piegare un Catania generoso in tutti i sensi. Nel raggiungere e sorpassare la Roma con i gol di Lodi (su rigore, solare) e Marchese, e nel regalare ai giallorossi un finale di partita dove avrebbero potuto e dovuto andare oltre al pari siglato da Totti. C’è un rigore negato alla Roma negli sgoccioli del match, Legrottaglie che frana su Bojan, ma va detto anche che quello in avvio era semplicemente inventato. Con la doppietta Totti sale a quota 215, a un solo gol di distacco da Meazza e Altafini, terzi dietro Piola e Nordahl nella classifica dei marcatori di tutti i tempi.

Consolazione onestamente magra in una serata dove l’ultima chance per agganciare l’Europa League viene buttata via dalla Roma contro un Catania che aveva perso quattro delle ultime sei partite. Catania comunque rivelazione della stagione, allenato da un certo Montella. Che a Roma ha dovuto lasciare il posto a Luis Enrique, tre punti nelle ultime cinque partite e un bilancio, checché ne dica qualcuno, fallimentare.

Peruzzolone A rallegrare la serata e ad essere il primo a cercare di celebrare le 500 partite di Totti è il pessimo arbitro Peruzzo. Che vede in una maldestra uscita di Carrizo poi corretta con una ulteriore smanacciata in mezzo a due compagni e al sopraggiungente Borini non si sa bene quale calcio di rigore. Fatto sta che dopo appena otto minuti il regalino per Totti è servito, solo che Francesco non ha fatto i conti con lo spirito laziale di Carrizo e forse con un po’ di emozione. Respinta e sul poco complicato tap in pallone alle stelle. E’ il prologo di una partita balneare di fine stagione, dove i reciproci 4-3-3 sono assai allentati (quello della Roma, per la verità, lo è sempre), anche se nel Catania l’ottimo Barrientos si fa l’intera corsia destra tramutandolo spesso in un 4-4-2, quel che basta a frenare Marquinho, che Luis Enrique ripropone terzino dopo aver bocciato, meglio tardi che mai, Josè Angel. Marcature a distanza, di particolare rispetto per Totti e De Rossi, è match fatto su misura per esaltare le qualità dei portieri, Carrizo e Lobont, che capitoleranno solo nel secondo tempo. I gol di Totti, un tiro un po’ così da fuori e un piatto sottomisura su cross di Pjanic, non sono da cineteca, ma almeno lui fa centro. La lista dei divoratori di reti, da parte della Roma, è lunga un chilometro e l’oscar se lo guadagna Lamela, subentrato a Borini dopo che Bojan aveva sostituito con esiti ben più soddisfacenti Osvaldo. In compenso le reti del Catania che comunque dalla cintola in su è una bellissima squadra, sono rivelatrici di che cosa è la fase difensiva scuola Luis Enrique: Heinze stende Barrientos nell’uno contro uno col compagno più vicino a trenta metri, e l’interpretazione della palla inattiva (una punizione dal fondo) che consente a Marchese il tiro libero dal limite è grottesca. Tutta la Roma è infatti nell’area piccola. A guardare che cosa succede.

Gazzetta dello Sport – R. Palombo

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