CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – C’è un’aria diversa a Trigoria. Dieci personaggi in cerca di gol, dieci storie che si intrecciano, una sola missione: spingere la Roma verso la Champions migliorando un reparto che adesso si trova al nono posto tra gli attacchi del campionato. E al centro del vortice c’è Donny Malen. Con lui la squadra segna, e non è un dettaglio: è una svolta. Abituarsi a fare più di un gol a partita significa cambiare mentalità. E per i giallorossi questo è ossigeno puro.
Il bello poi, per Gasp, è che per la prima volta non deve inventarsi magie con le figurine contate. In attesa dei rientri di El Shaarawy, Ferguson e Dovbyk, sono sette gli uomini per tre maglie davanti. Un reparto offensivo che può quindi cambiare forma a seconda dell’avversario. Già il solo parlare di ballottaggi è un segnale forte. Il tridente titolare è un laboratorio di qualità. Malen è il terminale, il finalizzatore chiamato a timbrare con continuità.
Accanto a lui Soulé, numeri veri: sette gol e sette assist, il motore creativo di una squadra che ora produce. E poi Dybala, rientrato in gruppo con quella voglia sottile che hanno i campioni quando sentono odore di palcoscenico. E quando la partita si sporca, serve chi rompe gli schemi. Zaragoza, Robinio Vaz, Venturino: talento fresco, gambe leggere, nessuna paura. Gasp li ha già lanciati a gara in corso per cambiare ritmo e inerzia. Senza dimenticare Ferguson, che tra campionato ed Europa League avrà le sue chance.
E quando invece serve la testa, il tecnico può contare su di loro: Pellegrini, El Shaarawy, Dovbyk. Esperienza, nervi saldi, gestione dei momenti. Lorenzo è il jolly emotivo e tecnico, uno che può stare in ogni categoria e a cui l’allenatore romanista chiede sempre di alzare l’asticella. Perché adesso il margine d’errore si è assottigliato: l’attacco deve colpire, ma anche guidare.



