Rocca: “Ho fatto il mio dovere con passione, felice di giocare per la mia Roma. Sono curioso di allenare un club”

di Redazione

Francesco Rocca, ex giocatore della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Il Messaggero. Queste le sue parole:

La sua carriera, di calciatore e tecnico, è stata spesso romanzata. Dove è finita la verità sul suo percorso in questo sport?
«Di falsità ne ho ascoltate, ma non rispondo. Mi interessa raccontare come vedo io questo mestiere e non quello che fanno gli altri. Ho fatto il mio dovere con passione, felice di giocare per la mia Roma. E, a dirla tutta, mi sono anche divertito. Fino all’infortunio».

Da quasi 3 anni è fuori dal calcio: perché?
«Ho deciso io. Stop, rinunciando al rinnovo che mi proposero Tavecchio e Uva. Addio alla Federcalcio dopo più di 30 anni».

Previsione: quanto starà ancora fermo?
«Io sono pronto, ma l’età non mi aiuta. Ho solo una curiosità».

Quale?
«Allenare in un club. E’ più facile che in nazionale. In azzurro ho sempre avuto poco tempo. E accogli giocatori che non sono i tuoi e che arrivano con preparazioni differenti. Se invece il tuo piano è annuale hai la possibilità di programmare. E di dividere bene il lavoro».

Quale metodo porterebbe in dote?
«Si chiama “Squadra 25“. È la rosa ideale, con 3 portieri, 8 difensori, 8 centrocampisti, 4 attaccanti e 2 jolly. Il sistema di gioco è il 4-4-2. Il migliore per fare il pressing sui portatori di palla e sui centrali difensivi. Linee strette, assetto cortissimo. Ma si possono usare altri moduli. Il giocatore deve dare la disponibilità per qualsiasi ruolo».

Come fece Rocca con Liedholm nella Roma?
«Sono cresciuto ala, ho fatto il mediano e mi sono ritrovato terzino. Decide l’allenatore, non il calciatore. Mi arrabbio quando sento un giocatore dire che in quel ruolo non si trova e non dà il meglio…».

Ala destra, dunque: ispirandosi a chi?
«A Domenghini. Lo vedevo non fermarsi mai con l’Inter e replicai la sua corsa. Giocammo anche insieme nella Roma».

Quale allenatore avrebbe oggi di riferimento?
«Nel metodo, quello che più mi è vicino è Klopp. Qualche giocatore mi ha raccontato come lavora. Fa quello che piace a me. E si vede dall’atteggiamento del Liverpool in campo».