Il crollo con il Lecce ha lasciato un segno sulla Roma. Lo sfogo di ieri di Luis Enrique nei confronti della squadra, però, non trova echi quando l’interlocutore diventa il microfono della conferenza stampa. C’è Roma-Udinese che aspetta domani squadra e allenatore, eppure il 4-2 di sabato sembra una ferita troppo profonda per essere dimenticata così in fretta: “Ma io mai mi vergogno della mia squadra – esplode Luis – anzi sono orgoglioso dei ragazzi. Orgoglioso con la lettera maiuscola. L’unico colpevole sono io“.
Luis Enrique non si vergogna della sua Roma, e – nonostante le 14 sconfitte stagionali tra campionato e coppe – rilancia le ambizioni della squadra. “Ho ancora l’illusione di arrivare terzo“, spiega il tecnico. “La verità è che siamo sesti da tutto l’anno, e la realtà dice che adesso siamo lontani. Eppure io credo che se facciamo sette partite di alto livello possiamo cambiare la nostra posizione”. E allora Luis, dopo essersi sfogato con la squadra al termine dell’allenamento di ieri (“Così non so come intervenire“) torna pubblicamente ad assumersi interamente la responsabilità di quello che tanti, ormai, indicano come un fallimento: “Qui l’unico responsabile sono io, lasciate in pace i nostri giovani di 21, 22, 23 anni, perché stanno facendo una grande crescita e saranno un grande potenziale per la Roma in futuro, con qualsiasi allenatore. Basta inventare bugie sul fatto che questi ragazzi litighino nello spogliatoio, ai tifosi dico di non ascoltarle e starci vicino“. Bugie, secondo l’asturiano, come quelle sulle proprie dimissioni: “Non vado a dimettermi. Solo il giorno in cui dovessi vedere che la squadra non mi segue, o che la società non mi ritiene all’altezza, potete stare tranquilli che non sarei più qui“.
Eppure, la squadra a Lecce ha sciupato l’ennesimo treno per tornare in corsa per la Champions League. Una costante in questa stagione, che anche l’orgoglioso tecnico asturiano deve constatare: “Ogni volta in cui potevamo arrivare vicino ai grandi non siamo stati all’altezza. Di solito una squadra quando vede allontanarsi un obiettivo molla un po’ e invece se si avvicina trova convinzione. Qui succede l’inverso, dovrebbe essere all’inverso. E non so perché è così“. Un cruccio che però non lo porta a bocciare il proprio lavoro in modo definitivo: “Chiedete a Cruyff, quanto ha impiegato per vincere al Barcellona? Ve lo dico io, non ha vinto al primo anno. Come Ferguson. Tanti grandi allenatori non hanno vinto al loro primo anno. Io vi sto dicendo che sono io il colpevole, cosa volete che faccia harakiri?“: No, ma molti tra tifosi e dirigenti vorrebbero avere un’idea di come uscire da questa spirale negativa. La ricetta di Luis? “Come se ne esce? Solo vincendo, vincendo sempre, vincendo le prossime sette partite“. Anche per questo, chiede un aiuto speciale ai tifosi: “Voglio da qui alla fine continuare ad avere intorno un clima come quello che abbiamo avuto fino a ora, un clima che forse non meritiamo, ma di cui la squadra ha bisogno“. Basterà?
Repubblica.it – Matteo Pinci
Comments are closed.