La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese) Pressare sempre, pressare forte. Ma, soprattutto, pressare alto e in modo intelligente, con equilibrio nella riconquista del pallone. È una delle caratteristiche del pressing ultraoffensivo di questa Roma, è una delle chiavi con cui i giallorossi hanno conquistato il derby. Pressing di squadra, come piace ribadire a Di Francesco. Ma anche pressing a invito, come si è visto ieri più volte. In modo lampante, poi, lo si è notato sul gol del 2­-0, quello di Nainggolan.

LA MOSSA – La Roma del resto sceglie spesso di pressare così, soprattutto quando affronta una difesa a 3 che in fase di possesso dal basso punta ad «aprire» la squadra. Nel caso specifico, El Shaarawy si è attaccato subito a uomo su Radu in modo da escluderlo dal palleggio, con Perotti (24 duelli vinti) che invece ha lasciato l’invito — appunto — per lo scarico del pallone di De Vrij (pressato fortissimo da Dzeko appena entrato in possesso della palla) su Bastos. La scelta non è stata casuale ma fatta con cognizione, perché l’angolano dei difensori laziali è quello con meno qualità tecnica e quindi più facile da indurre all’errore se attaccato con i tempi giusti. Cosa che è di fatto avvenuta, con la pressione di Perotti proprio nel momento dello scarico di De Vrij.Una volta riconquistata la palla la Roma attacca la porta con gli inserimenti delle mezzali (Strootman piuttosto che Nainggolan) e dell’esterno opposto (in questo caso Florenzi, bravo a tenere larga la difesa). Sul 2­-0 è riuscito perfettamente, con Nainggolan a rimorchio imbeccato dallo stesso Perotti. Una soluzione che funziona perché in queste situazioni la retroguardia avversaria si ritrova sbilanciata, senza le spaziature necessarie per eventuali coperture difensive.

CONTROTENDENZA – Questo tipo di pressione la Roma ieri l’aveva provato spesso anche nel primo tempo, con una delle due mezzali poi a uomo su Leiva, in modo da togliere in uscita l’eventuale appoggio al regista. Costringendo, di fatto, il difensore o a sbagliare o a scegliere la giocata con il lancio lungo. Ecco perché la Lazio nel primo tempo è stata costretta spesso a giocare il pallone alto su Immobile. Anche se poi, alla fine, i biancocelesti hanno finito con il recuperare più palloni dei giallorossi (54­51,9 a testa quelli intercettati). I recuperi dalla Roma, però, sono stati inevitabilmente più efficaci di quelli avversari.