Il Tornatora

Pubblico, soldi e appeal. La scalata del calcio francese che adesso insidia l’Italia

di Redazione

La Repubblica (E.Gamba) – Monaco-Juventus vale per loro, monegaschi e juventini, ma anche per noi tutti perché rappresenta, in scala, una sfida che si sta giocando a livello più generale. È Francia-Italia, Ligue 1-Serie A. Pensiamo a inglesi, tedeschi e spagnoli come obiettivo da raggiungere (a livello di fatturato, ranking, diritti tv, titoli), ma l’evento più prossimo e probabile è il sorpasso dei francesi a noi. E se il Monaco eliminasse la Juve, il processo subirebbe un’accelerata. Prendiamo il ranking Uefa, quello grazie al quale manderemo quattro squadre in Champions: in questa stagione la Francia, che ha anche il Lione in semifinale di Europa League, è terza e sta recuperando quasi un punto sull’Italia (quinta). Calcolando che in futuro scarteremo punteggi sempre più alti dei loro (vale il rendimento degli ultimi cinque anni), in Francia pensano a un possibile sorpasso nel 2020. E un altro caposaldo vacilla, quello delle presenze allo stadio: in Italia è un numero in inflessibile calo (salvo una lievissima ripresa nel 2015/2016), in Francia in costante crescita. I due dati quasi collimano: in questo campionato, noi abbiamo avuto 21.891 spettatori a partita (erano stati 22.280 l’anno scorso) e loro 21.233 (partivano da 20.622), nonostante la costante emigrazione dei talenti migliori.

Negli ultimi cinque anni la Ligue 1 ha fatto partire 150 giocatori, risultando la principale fornitrice di Premier e Bundesliga. C’è almeno un francese in ogni squadra al comando – Chelsea, Real, Bayern (nella Juve fino a tre mesi fa c’era Évra) – e ce ne sono nel Barcellona, nell’Atletico, nel Borussia, nel Tottenham, nello United, nel City. Di italiani, quanti? La Ligue 1 è rimasta a lungo soggiogata dallo strapotere del Psg ma è tornata a essere avvincente perché il divario finanziario è stato compensato con il ricorso sistematico ai giovani: Mbappé non è un caso isolato. Monaco e Psg erano, con il Bayer Leverkusen, le squadre con l’età media più bassa (25 anni) tra le 16 migliori della Champions, la Juve l’unica oltre ai trenta. La strategia rende sia sul piano tecnico sia su quello economico, visto che il giro d’affari della Ligue 1 cresce (nel 2016 è arrivato a 1,8 miliardi, +16% rispetto al 2015) mentre la Serie A stagna (2,3 miliardi) ed è in rosso (-251 milioni). I club francesi hanno invece chiuso in utile (+20 milioni) per la prima volta dopo 10 anni e stanno cominciando a reinvestire la ricchezza che hanno: sul mercato di gennaio, soltanto gli inglesi hanno speso di più e adesso il potere d’acquisto appartiene anche a società come Marsiglia (passato al magnate americano McCourt), che ha riportato in patria Payet, Bordeaux o Lilla, finito all’ispano-lussemburghese Lopez. Di cinesi c’è traccia solamente nel Lione, di cui possiedono il 20%. In generale, tutti riescono a fare soldi e risultati con le idee, più che coi soldi.