Preziosi: «Sui diritti tv tutti erano d’accordo e quei soldi sono miei, non di Infront»

Enrico Preziosi

Il Corriere della Sera (M. Colombo) – Presidente Preziosi, venerdì la sede del Genoa è stata perquisita dalla Guardia di Finanza: il sospetto è che abbia ricevuto un finanziamento occulto da Infront per aggirare i controlli della vigilanza. Conferma?
«Non è assolutamente vero. Si tratta di un versamento di 15 milioni effettuato in tre tranche da un mio conto svizzero, regolarmente dichiarato al fisco italiano. Forse non tutti lo sanno ma io da 9 anni sono residente a Lugano. Sono sereno, ho ricevuto un prestito da una società finanziaria che dovrò rimborsare con gli interessi. L’operazione è trasparente ma lascio agli inquirenti il corso delle indagini».

Nel mirino della procura di Milano è finito Marco Bogarelli, a cui si contesta il reato di turbativa d’asta. Ci racconta cosa successe in occasione dell’accordo sulla spartizione dei diritti tv?
«Accadde che a parte la Fiorentina, astenutasi dalla votazione (pur essendo gestita da Infront), tutte le società si espressero a favore».

Eppure lei, Galliani e Lotito siete dipinti come i padroni del calcio italiano …
«Chi ci crede è un pazzo. È ridicolo pensare che 17 presidenti siano nelle mani di sole tre persone. Forse all’interno di un’associazione c’è chi ha più carisma e chi meno ma ipotizzare che Andrea Agnelli faccia quello che dice Preziosi è una bestemmia. Se pure Roma e Juve hanno votato quell’accordo probabilmente avranno avuto la loro convenienza».

Teme che qualche vostro nemico abbia suggerito alle autorità di indagare?
«L’inchiesta non mi sembra casuale, ma lascio lavorare la magistratura competente. Non capisco questo caos o forse lo capisco fin troppo bene».

Senza i soldi di Infront che prospettive avrebbe il calcio italiano?
«Senza i proventi dei diritti tv, non necessariamente di Infront si tornerebbe al mecenatismo. L’85% delle entrate dei club derivano dai diritti tv, se scomparissero sarebbe la morte del calcio. Se al sistema si toglie il miliardo e 200 milioni della tv, il sistema salta. Non ci sono altri scenari».

Avete dato troppi poteri a Infront?
«Guardi io non so se Infront agisce in posizione di monopolio o meno. Se domani arrivasse la società di Nicola Saverio e ci offrisse più quattrini diremmo “grazie, arrivederci” a Bogarelli. In passato la tv Dahlia ci aveva prospettato ponti d’oro e poi è fallita: non abbiamo visto una lira. La Lega ha bisogno di un partner capace di garantire un flusso di denaro e Infront lo è».

Teme ripercussioni dopo questa storia?
«Gli investitori stranieri scappano: io potrei addirittura essere parte lesa in questa vicenda. È triste però che il mondo del calcio venga dipinto come popolato da avventurieri e speculatori. I processi andrebbero fatti nei tribunali, non sui giornali. Sono curioso di aspettare la fine dell’indagine».

Ha una parola di conforto per il suo amico Galliani, a cui la procura di Parma sta dedicando le sue attenzioni?
«Sono esterrefatto, conoscendo Galliani so che non commetterebbe mai un’azione che avesse il minimo sentore di illegalità»

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