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Pjanic. L’amico fragile in una serata che dà i brividi

di Redazione

Corriere dello Sport (A.Barillà) – E’ la notte di Miralem Pjanic. Una notte speciale. Perché può vincere il primo titolo della carriera nello stadio che è stato casa sua, davanti alla squadra che gli ha aperto le porte della A, nella città dove ha trascorso cinque anni bellissimi. Brutto è stato l’epilogo, come succede in tante storie d’amore finite. Perché i tifosi giallorossi, o almeno la grande maggioranza, hanno vissuto come un tradimento la scelta di trasferirsi alla Juventus: questione di rivalità senza tempo, era già capitato ad altri campioni.

NOSTALGIE – Pjanic si specchierà nel suo passato, accenderà nostalgie e rimpianti, dividerà il pubblico anche se l’accoglienza, in assoluto, non sarà benevola, sfoglierà ricordi e incrocerà volti familiari. Radja Nainggolan, nei giorni roventi delle indiscrezioni, aveva detto che se fosse andato alla Juventus non gli avrebbe più parlato, invece sono rimasti legatissimi: «L’amicizia va oltre tutto» ha scritto il belga il giorno del compleanno di Miralem, e un paio di mesi fa i due sono stati paparazzati mentre cenavano a Montecarlo con le compagne Josepha e Claudia e con il piccolo Edin, figlio del bianconero. Ma il legame non è solo con il belga: quando la Roma ha giocato con il Torino, è andato a trovare i vecchi compagni in ritiro.

OSSESSIONE – «L’esperienza in giallorosso è stata superlativa, bellissima – ha confidato di recente il centrocampista bianconero all’Equipe -. Dopo cinque anni, era il momento di cambiare. La Juventus à davvero diversa dalle altre: c’è l’ossessione per la vittoria, l’ossessione di rimettersi sempre in gioco. Non c’è mai tempo per essersi soddisfatti o per festeggiare perché davanti c’è sempre la prossima sfida da vincere. Al mio arrivo, ho visto guerrieri ed ho capito perché questo è il club che vince».

EMOZIONI – Stasera, Pjanic guiderà il centrocampo. Lo fa sempre, ma dovrà essere ancora più autoritario. Perché mancheranno per infortunio sia Sami Khedira sia Claudio Marchisio, e nessuno degli altri centrocampisti, pur affidabilissimi, ne rasenta esperienza e qualità. Sarà una sfida al passato, agli amici, e una sfida a distanza con Leandro Paredes, il talento argentino che ha raccolto la sua eredità, richiamato apposta dalla Roma dopo un anno in prestito a Empoli e di nuovo al centro di indiscrezioni su un interesse bianconero. Sarà l’unica passerella di Pjanic nella capitale, perché in Coppa Italia sarà squalificato: è destino che all’Olimpico non debba affrontare la Lazio, in campionato rimase in panchina, ma il pieno d’emozioni è stasera, per il personalissimo amarcord e per la possibilità di inaugurare il palmarès, sperando di aggiungere in fretta altri successi. Perché la Juventus, scelta proprio per vincere, gli offre la possibilità di trionfare anche in Coppa Italia e, tra venti giorni, in Europa. «Ogni giocatore sogna di alzare un giorno la Champions League – ha detto al portale bosniaco Avaz – : siamo sulla buona strada per riuscirci, darò il massimo. Giocheremo come sappiamo, sarà il Real a preoccuparsi: la Juventus è un grande club e come tale dobbiamo comportarci»