Il Tornatora

Pezzella: “La storia della somiglianza con Pjanic nasce da una foto con Nainggolan”

di Redazione

Salvatore Pezzella, centrocampista della Roma Primavera, ha rilasciato un’intervista ai microfoni della trasmissione Next Gen in onda sul canale tv ufficiale del club. Queste le sue parole:

Da piccolo facevo l’esterno alto a sinistra, poi un mister mi ha spostato a centrocampo, ma ero veramente piccolissimo“.

La convivenza con un altro regista come Marcucci?
Quando c’era lui io facevo la mezzala. Mi piace quel ruolo, sto più vicino alla porta e ho meno responsabilità. Ora sto studiando da regista, è un ruolo complicato in cui non puoi portare troppo palla.

Tiro da tutte le posizioni?
Mi viene spontaneo quando ho spazio. Contro la Juventus gli avversari dicevano: “Lasciatelo tirare”, io ho tirato e ho segnato da molto lontano.

Somiglianza con Pjanic?
Nasce tutto da un allenamento in Prima squadra. Dopo il passaggio di Pjanic alla Juventus, Nainggolan mi chiama e mi dice di scattare una foto con lui. Dopo vado su Instagram e trovo un suo post con scritto: “È tornato Pjanic”. Ma il mio idolo è De Rossi, mi ispiro a lui. Mi piace il suo modo di giocare, è cattivo, grintoso. È un ragazzo d’oro, scherza con tutti, anche con noi che siamo molto più piccoli, dà molti consigli.

Una caratteristica che prenderei da lui?
La calma, quando ha la palla tra i piedi sa sempre quello che deve fare, non è mai frettoloso. Sicuramente quello si migliora con gli anni.

Gli allenamenti con la Prima squadra?
Ti danno più ritmo, devi ragionare prima che ti arrivi il pallone, hai meno spazio. Questo aiuta quando poi torni in Primavera. Altri giocatori che mi hanno impressionato? Ante Coric, è molto tecnico e bravo nello stretto.

Punizioni?
Da vicino le batto poco, ma se dovesse capitare sono in grado, nel settore giovanile le tiravo spesso e segnavo.

La gara con il Midtjylland in Youth League?
In quella partita ho segnato, poi ho sbagliando causando il rigore. Penso che il problema della squadra sia nella testa.

Roma-Empoli in Serie A?
Ci speravo, mi stavo scaldando, esordire con la maglia della Roma è il mio sogno, ma il risultato era in bilico, poi è entrato Celar. Bella sensazione scaldarsi vicino alla Curva Sud.

A chi dedicherò eventualmente l’esordio?
Sicuramente alla mia famiglia che mi è sempre stata vicina soprattutto nei momenti difficili, come l’anno scorso che ho giocato poco. Mi dispiaceva stare in panchina ripetutamente.

Da quanto sei qui?
Dai pulcini, appena hanno fondato la squadra dei ’99. Giocavo sotto età. Di quella squadra siamo rimasti in 3, io, Trasciani e Zamarion. Dispiace lasciare dei compagni, ma poi ci si rivede fuori.

Come stai vivendo il finale di stagione?
In maniera tranquilla e concentrata, vogliamo raggiungere l’obiettivo che tutti vogliamo, ossia lo scudetto.

Cosa significa crescere in questo settore giovanile e sperare di esordire con questa maglia?
Per me è speciale, è stata l’unica maglia che ho indossato, spero sia la prima e l’ultima, ma non si può mai sapere.