Il Tornatora

Il Romanista – Totti, cuore ed assist su Palermo

di Redazione

Non poteva davvero mancare, Francesco Totti, in una serata come questa. E soltanto chi sa poco di lui – anche se sono rimasti in pochi – può stupirsi di vederlo lì in campo. Per di più in porta, ovvero dove nessuno potrebbe mai pensare di farlo giocare. Perché ovviamente non ha motivo di ostentare la sua bravura, né può solo sfiorarlo l’idea di far sfigurare chi gli è accanto. Ancora una volta un modo per esser presente, il suo, ma scegliendo un ruolo quasi in disparte, con quell’umiltà che è solo dei grandi, come ha sempre fatto quando si è trattato di impegnarsi in favore di chi avesse bisogno, se possibile senza farlo sapere. A meno che non fosse necessario metterci la faccia, magari a sostegno di un’iniziativa di carattere umanitario, come nelle tante occasioni, anche internazionali, che lo hanno visto protagonista: dagli appelli per Giuliana Sgrena o Sakineh, alle tante campagne come ambasciatore dell’Unicef. E anche ieri sera, Francesco era lì, allo stadio della Favorita, a difendere la porta della Nazionale Magistrati, in quella Partita del Cuore voluta per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a vent’anni dall’attentato di Capaci. In porta, come detto. Almeno per una ventina di minuti.

Perché poi è stato troppo forte il richiamo del pallone in mezzo al campo. Sarà forse perché a difesa della porta avversaria, quella della Nazionale Cantanti (e Attori), c’era Gaetano D’Agostino, palermitano ma anche lui dal passato nella Roma, che l’idea di fargli un gol deve averlo solleticato. Anche se – gli hanno detto – non gli era consentito. E allora, eccolo distribuire palloni e assist, com’era logico che fosse, illuminando il gioco e lo spazio attorno a sé, come solo lui sa fare. Dentro e fuori dal campo. In una serata da incorniciare, che si era aperta con la voce di Claudio Baglioni e quella di migliaia di spettatori che hanno cantato e gridato il loro “Noi no!”. E ci voleva giusto uno stadio pieno di ragazzi arrivati da tutta Italia – molti di loro con le due Navi della Legalità partite da Napoli e da Civitavecchia – per sentire finalmente intonare l’inno nazionale senza interruzioni, né fischi, com’era accaduto purtroppo anche domenica scorsa. Così com’è stato possibile assistere ad un vero minuto di silenzio, come non lo si “sentiva” da tempo.

Merito forse di quei Venti, che non sono solo gli anni che ci separano da quei drammatici eventi, ma anche ciò che si respira nell’aria, in termini di ideali di cui i tanti ragazzi si fanno interpreti. “Capaci di non dimenticare” recita uno striscione. Con un altro che gli fa eco: “Chiudendo i loro occhi avete aperto i nostri”. O ancora: “Non li avete uccisi, le loro idee camminano con le nostre gambe”. «Parole forti, quelle dei due giudici – dice Daniele De Rossi dal ritiro della Nazionale, commentando le frasi di Falcone e Borsellino lette da Raoul Bova e Luca Zingaretti. – Avevo nove anni, allora, e se ne parlò molto a scuola. Ma soltanto negli anni a seguire capii la gravità di quanto era accaduto e quale fosse stata la loro grandezza». Francesco, Daniele, e i tanti Francesco e Daniele ieri sugli spalti. A ricordare due eroi, le loro scorte, e Melissa, l’ultima vittima innocente di tanta barbarie. «Era importante essere qui, sono emozionato e ringrazio tutti per l’invito – ha detto Totti – È un evento importante per una città bella come Palermo. Mi gratifica aver partecipato».

Il Romanista – Mauro Macedonio