Il Tornatora

Il Tempo – La Roma si è persa per strada

di Redazione

Difesa colabrodo, Kjaer e Josè Angel i peggiori, troppi errori per Heinze De Rossi scompare, Borini il migliore, Totti si sacrifica, Osvaldo a due facce.

Stekelenburg 6.5 – La Roma ha trovato un portiere. L’olandese è partito malino e ha finito peggio tirando i remi in barca in vista degli Europei, ma nel cuore della stagione ha mostrato tutte le sue qualità. Poco aiutato dalla lingua e dall’atteggiamento spregiudicato della squadra, ha lasciato comunque più ricordi positivi.

Lobont 6 – Onesto secondo portiere, quando serviva non è mai mancato. Non si sa bene come, ma para.

Curci 6 – Gli è stato chiesto il minimo sindacale e lo ha fatto a Torino, evitando che la sconfitta con la Juventus assumesse dimensioni storiche.

Rosi 4.5 – Doveva essere l’anno della consacrazione dopo la gavetta in provincia. Il sogno è durato poco: qualche buona prestazione all’inizio, poi una rapida discesa verso la mediocrità. Ennesima occasione persa.

Cicinho 4 – Ricomparso a sorpresa tra i titolari durante il ritiro, poteva sfruttare la moria di terzini in rosa grazie al suo piedino delicato e strappare addirittura il rinnovo di contratto. Luis Enrique ha cambiato idea molto in fretta.

Taddei 6.5 – Che avesse sette vite s’era capito, che sapesse fare anche il terzino no. Grazie al suo mostruoso impegno se l’è cavata ed è riuscito a nascondere i limiti. Passano gli anni ma è sempre un ottimo esempio per gli altri.

Josè Angel 4 – La produzione di “tweet” supera di gran lunga i cross pennellati nell’area. Ha sofferto più di tutti l’adattamento al calcio italiano e la pressione lo ha sotterrato. Resta un mistero: dov’è finito il promettente terzino visto nelle prime tre gare ufficiali?

Kjaer 4 – Mezzi fisici importanti, l’ottima esperienza di Palermo alle spalle, la fiducia del tecnico: c’era tutto per fare bene e invece il biondo s’è perso tra errori grossolani e una bella dose di sfortuna.

Burdisso sv – La sua importanza s’è notata da novembre in poi, quando un infortunio lo ha spazzato via. Un leader che serviva come il pane dentro un gruppo di ragazzini.

Juan 5 – All’inizio non reggeva i ritmi di allenamento e “Lucho” non lo considerava, poi è tornato a giocare e per un po’ se l’è cavata, ma i nodi vengono sempre al pettine: è stanco, usurato e poco adatto a giocare in una difesa alta. L’infortunio ha risolto in anticipo il problema.

Heinze 5 – La grinta, per un po’, ha nascosto i suoi limiti. A fine stagione la somma degli errori è una condanna per lui.

Cassetti 5 – Non deve essere stato facile passare dal gruppo dei titolari per meriti acquisiti alla riserva delle riserve, peraltro in un ruolo non suo. Le pochissime chance avute poteva comunque sfruttarle meglio. Un addio malinconico.

De Rossi 5 – Tre mesi molto buoni al grido “è tornato!”, poi, firmato il contratto, si è ammosciato. Qualche piccolo infortunio e le partite giocate in difesa per emergenza non bastano a giustificare l’evidente metamorfosi.

Gago 6 – Alti e bassi, errori imperdonabili e giocate essenziali. Nel complesso è stato sicuramente tra i “meno peggio” a centrocampo. Ma in pochi se ne sono accorti.

Pjanic 6 – Grandi piedi, buona personalità a dispetto dei 21 anni, adatto a giocare in più ruoli. Tutto benissimo fino a un maledetto infortunio curato male e peggiorato con una partita in Nazionale. Ma il futuro è suo.

Marquinho 7 – In quattro mesi ha superato tanti suoi compagni. L’ “Acquistinho” di gennaio è diventato un ottimo innesto da febbraio in poi. Gol, inserimenti, sacrificio e un paio di gare da terzino niente male: la conferma gli spetta di diritto.

Simplicio 6.5 – Dalla tribuna al campo e viceversa, un’altalena continua che avrebbe sfiancato chiunque. Lui no: un altro esempio come Taddei.

Greco 5 – Vale il discorso fatto per Rosi: poteva spiccare il volo ma è rimasto inchiodato ai suoi limiti.

Perrotta 5 – Bocciato sin dall’inizio, Luis Enrique gli ha chiesto di fare il terzino destro ma l’invenzione è durata poco. Il mucchietto di presenze accumulate sono bastate per un rinnovo di contratto che la Roma avrebbe evitato.

Totti 6.5 – Non è stato il massimo ricominciare a fare il trequartista a 35 e rinunciare ai gol. Superato lo choc iniziale e la paura di un complotto ai suoi danni ha dato tutto quel che gli è rimasto dentro per la Roma. Una squadra ancora dipendente dal suo carisma tecnico: i risultati senza lui in campo sono una sentenza.

Osvaldo 6 – Tanto bravo a smentire gli scettici a suon di gol e mitraglie, quanto imperdonabile per alcuni comportamenti. Le espulsioni e lo schiaffo a Lamela pesano nel bilancio di una stagione a due facce conclusa da capocannoniere.

Bojan 5.5 – Il suo immenso talento s’è solo intravisto. Colpa dei suoi limiti di personalità, delle difese meno aperte rispetto alle spagnole ma anche del poco spazio che gli ha dato Luis Enrique: tante presenze, quasi tutte da subentrato. Il finale, almeno, è stato incoraggiante.

Lamela 6 – Un approccio da fenomeno al campionato italiano con un gol segnato dopo otto minuti. S’è preso il posto da titolare e lo ha mantenuto con merito ma a un certo punto si è smarrito. Difetti di gioventù, non gli manca certo il tempo per trovare la continuità.

Borini 7 – Senza dubbio la sorpresa più gradita della stagione. Acquistato in extremis è diventato un punto fermo e si è guadagnato gli Europei. Undici gol totali nonostante due brutti stop.

Luis Enrique 5 – Ci ha provato, questo è sicuro. L’idea era affascinamente ma s’è solo intravista. Crescita lenta fino a gennaio poi l’inspiegabile involuzione e una resa deludente.

Il Tempo – Alessandro Austini