Il neo centrocampista della Roma Steve Nzonzi ha rilasciato una lunga intervista al portale francese Canal Football Club. Il campione del Mondo ha parlato delle emozioni vissute durante la rassegna iridata. Ecco le sue parole:

Il Mondiale? C’era tantissima pressione in panchina, pressione che scompariva quando dovevi entrate in campo. Da fuori c’era però un’atmosfera incredibile, dalla panchina vivevamo la partita come se la stessimo giocando. Sulla timidezza di Kantè alla consegna della Coppa? Ha aspettato tranquillamente in un angolo, come al suo solito, poi sono andato io e gli ho passato la Coppa”.

Il mediano ex Siviglia ha rilasciate anche altre dichiarazioni riportate da ‘Il Romanista‘:

Come è cambiata la tua vita dopo il Mondiale?
“Beh, mi riconoscono ormai. Prima non è che mi conoscessero tanto.adesso c’è una bella differenza. Fa piacere, però mi piace starmene tranquillo, per gli affari miei. Ma va bene lo stesso. Sono questi piccoli dettagli che dimostrano che le cose sono cambiate”.

D’altronde sei un campione del Mondo ragazzo!
“Sì certo,è un dato molto positivo!”

Da fuori sembravate un gruppo di amici. È raro…
“Si è molto raro. Ci sono 23 giocatori che sono abituati a giocare nel proprio club, che sono tutti competitivi e tu stai in panchina con l’unica voglia di giocare e che tutto si svolga per il meglio, ma sei così coinvolto che ti alzi ancor prima che la palla sia entrata… è proprio questo che definisce la bellezza del gruppo. Era la nostra forza”.

Avevi paura in Finale?
“Credo di non essere mai stato così concentrato in vita mia. Non è necessariamente paura, c’è tanta pressione, soprattutto in panchina, vai a scaldarti un po’ e quando ti chiamano finalmente non pensi più a nulla,non c’è più pressione. Personalmente ero concentrato, stai nel tuo mondo, sei coinvolto nella partita ed ecco, ti scordi che stai in finale per i mondiali e fai del tuo meglio”.

Cosa ti è passato in mente al fischio finale?
“Gli ultimi cinque minuti non mi rilasso mentalmente, però mancava così poco e non poteva succedere niente. Eravamo già campioni del Mondo, quindi a livello emozionale ero già proiettato verso le conseguenze della vittoria. È un qualcosa di magico e quando stringi tra le mani la Coppa che scintilla è un qualcosa di incredibile. Però è difficile da realizzare, è magnifico, ma molto difficile da spiegare”.