
Corriere della Sera (S.Agresti) – Per Negro hanno perfino scritto canzoni e cantato cori, i tifosi. Quelli della Roma. Già, perché il povero Paolo – uno scudetto e 12 anni di apprezzata carriera nella Lazio, della quale è stato pure capitano – viene ricordato anche, se non soprattutto, per un autogol. È il 17 dicembre del 2000 quando, al 70’ di un derby, Nesta prova ad allontanare dall’area di Peruzzi una palla pericolosa, che però sbatte sul petto di Negro e finisce in porta. Più che un’autorete sfortunata, quell’intervento diventa l’icona della beffa, dello sfottò, perfino dello scudetto giallorosso che arriverà sei mesi più tardi. Ci sono difensori, nella Lazio, il cui percorso è macchiato dal derby. In modo indelebile. Negro è il caso più eclatante. Confesserà dieci anni dopo, forse ancora sotto choc: «Mi trovai solo contro tutti, mezza città mi prendeva in giro e l’altra mezza non mi perdonava. Un incubo». Non andrà proprio così a Bastos, probabilmente, ma il derby, l’ultimo derby, rimarrà anche sulla sua pelle. Il clamoroso fallo appena dentro area commesso su Kolarov mentre il serbo stava solo cercando un compagno al quale appoggiare la palla, giusto per non perderla, e l’occasione regalata a Nainggolan, che l’ha subito sfruttata per il 2-0, hanno trasformato l’angolano nel bersaglio preferito dei tifosi sui social. Sulla sconfitta c’è la sua firma: i romanisti se la ridono, i laziali non la digeriscono. Un po’ com’era capitato, esattamente un anno fa, a Wallace, il quale aveva lanciato Strootman verso la porta e la Roma verso la vittoria nel derby con una leggerezza mai vista.