Il Tornatora

Nainggolan fa due su due. Solo la Roma al passo Juve

di Redazione

La Gazzetta dello Sport (F.Licari) – Vince la Roma, perde l’Inter e pareggia la Juve. Un risultato per i nerazzurri avrebbe quasi chiuso il discorso scudetto e scatenato le guerre stellari per la Champions. Invece i giallorossi restano in corsa (perché 7 punti non sono un abisso), mentre l’Inter osserva Atalanta e Lazio allontanarsi e «sente» il Milan per l’ultimo posto in Europa League. D’altra parte quest’Inter, almeno per come era messa in campo, non è all’altezza della Roma. Così come Gagliardini deve ancora farsi le ossa per affrontare alla pari Nainggolan. Il Ninja è incredibile, è due giocatori in uno, e i due bellissimi gol non bastano a spiegare una partita da fuori categoria per oltre un’ora: anima e goleador. Travolge Gagliardini sul primo gol e se ne libera per la rincorsa del secondo. Non era difficile immaginare che questo confronto sarebbe stato la chiave: ma non tutte le colpe sono dell’ex atalantino, spesso lasciato da solo a lottare in una mediana abbastanza cervellotica. Si può discutere del calcione di Strootman a Eder, in area, sullo 0-2 (era rigore), ma il 3-1 finale non sembra esagerato: la Roma stravince e ora si gioca tutto nel successivo scontro diretto con il Napoli. Mentre c’è un altro che perde sicuramente: Pioli. Parecchie scelte, a cominciare da Perisic esterno di centrocampo, sembrano molto discutibili.

NINJA E DOMINIO E se Pioli perde vuol dire che è Spalletti a piazzare le mosse giuste. Leggendo le formazioni, per la verità, era sembrato che la Roma avesse esagerato con l’atteggiamento difensivo. Paura del modulo d’attacco interista con Perisic esterno? Quel Juan Jesus sulla fascia sinistra, al posto di Emerson, significava di fatto schierare quattro stopper di ruolo. Illusioni da calcio teorico, naturalmente: poi ci sono gli uomini in campo a interpretare moduli e schemi. E la Roma è tutto tranne che difensiva: è messa bene, decide di comandare invece di aspettare. Soprattutto sorprende l’Inter con Nainggolan: che finge di fare il secondo trequartista del 3-4-2-1 e invece infoltisce il centrocampo, disegnando quasi un 3-5-2 compattissimo, per poi schizzare in velocità verso Handanovic. Situazione che lo porta a pestare la zona di Gagliardini, ricevendo nel contempo l’appoggio di Juan Jesus a fianco, di De Rossi dietro e di Dzeko che rientra. Gagliardini è circondato. E deve arrendersi sullo scatto che dopo 12’ porta al gran gol di Nainggolan da fuori.

ERRORI INTER Molto facile, anche troppo: perché l’Inter non ci capisce molto. Regge sì la difesa, ma comunque D’Ambrosio è costretto ad allargarsi come un terzino per seguire Salah, lasciando così Murillo e Medel esposti alle entrate centrali (altra mossa vincente di Spalletti). Inoltre è sempre in inferiorità in mezzo: Perisic esterno finisce col subire Bruno Peres, a Candreva non riesce un cross, Brozovic non trova mai posizione. Andrebbe sostituito ben prima di 54’, il croato, ma quando Pioli lo fa, inserendo Eder, lascia un 3-4-2-1 che prosegue nell’equivoco. E infatti arriva subito il 2-0, ancora Nainggolan, corsa area-area e botta tremenda. Serviva forse una difesa a quattro, togliendo Brozovic, inserendo Ansaldi o Nagatomo, e riportando così Perisic nella zona che gli compete. Invece niente: così fino alla fine. Addirittura, quando entra Gabigol, l’altro subentrato Eder va a fare l’esterno.

RIPARTENZA E GOL Se il primo tempo vede la Roma comandare, nel secondo la situazione cambia: Spalletti abbassa i suoi, cede il possesso, e imposta la partita sui contropiede veloci. Con l’Inter che spinge per il pari si aprono autostrade: su una di queste, è ancora Nainggolan a mettere la quarta e andare a segnare il 2-0 forse quasi più bello del primo. L’Inter va avanti più con la forza della disperazione che con un vero progetto: Icardi non è mai nella manovra come Dzeko, ma appena ha lo spiraglio buono infila il 2-1, servito da Perisic per una volta ala e non esterno. Dura poco: sull’ennesima ripartenza giallorossa, Medel atterra Dzeko e Perotti dal dischetto non sbaglia neanche per sbaglio: 14° rigore per i giallorossi, 7° per l’argentino, e 3-1. E’ vero che Pioli ne ha vinte 10 su 14: ma le tre sconfitte sono con Juve, Napoli e Roma. Tutte più forti.