Il muro del calcio

spalletti conferenza

AS Roma Match Program (T.Riccardi) – Verrebbe da dire – per fare una facile battuta – che li ha attaccati tutti al muro. Ma non per punirli fisicamente dopo qualche intemperanza nello spogliatoio, piuttosto per lasciare una traccia o un ricordo della lunga carriera da allenatore. Tra le tante immagini mostrate a Luciano Spalletti nello “Slideshow” di Roma TV, una merita un capitolo a parte. Un pezzo, in questo caso. La foto è quella del muro di maglie a casa. C’è la “crème” del calcio degli ultimi venti anni, almeno. Fuoriclasse e non, se ne trovano di tutti i gusti. E di tutti i colori. Calciatori avuti alle dipendenze, altri affrontati da avversari, altri ammirati a distanza. Sono circa duecento, almeno quelle che si notano nel fotogramma. Impossibile raccontarle tutte. Ma su alcuni ci si può soffermare. Durante l’intervista Spalletti cita Francesco Totti: “I tiratori scelti potrebbero dire che l’ho messo in panchina, in realtà ho voluto dedicargli un angolo specifico”. Così è. Non solo, il capitano è presente anche nel pannello con gli altri colleghi. C’è la maglia nera 2009-2010, una della Nazionale e quella grigia di Champions della stagione 2006-2007. Il numero dieci romanista è il più presente sulla parete del tecnico. Tanto per dire…

E a proposito di piedi buoni, il mister ha riservato uno spazio a fuoriclasse come Michael Ballack, David Beckham, Zvonimir Boban, Edinson Cavani, Didier Drogba, Cesc Fabregas, Gonzalo Higuain, Zlatan Ibrahimovic, Juninho Pernambucano, Ricardo Kakà, Alvaro Recoba, Rivaldo, Wayne Rooney, Ronaldinho, Ronaldo, “Pepito” Rossi, John Terry, Luca Toni, Ruud Van Nistelrooy, Patrick Vieira,  Christian Vieri. Per non parlare di Leo Messi, presente in salsa “blaugrana” e “albiceleste”. Poi ci sono quelli che ha allenato e conosciuto direttamente. Valerio Bertotto, capitano dell’Udinese che portò in Champions League. Cristian Chivu, di cui ha raccontato un aneddoto proprio nella lunga intervista al canale: “Per evidenziare che persona fosse, uno volta lo schierai quando avevo finito gli uomini nel reparto arretrato. E lui non era convocato perché infortunato. Mi diede comunque la disponibilità e fu tra i migliori in campo”. Domenico Criscito, richiesto espressamente negli anni allo Zenit San Pietroburgo. Daniele De Rossi, “centrocampista in grado di fare tutto in mezzo al campo. Tu chiedi e lui esegue. Ha dato tanto alla Roma e può dare ancora molto”. Souleymane  Diamoutene, difensore maliano che schierò in Champions contro l’Arsenal e con lui sfoderò forse la prestazione migliore della carriera. Antonio Di Natale, che avrebbe portato volentieri a Trigoria in tempi passati: “Totò può accendere l’Olimpico con le sue giocate”.

Edin Dzeko, il nove nella rosa di oggi che avrebbe richiesto “se mi avessero fatto un nome di un uomo da prendere là davanti”. Hulk, possente attaccante brasiliano allenato allo Zenit, con il quale ebbe un diverbio pubblico per una sostituzione (cercare video su YouTube…). Martin Jorgensen, di recente paragonato a Perotti: “Diego mi ricorda molto il danese per questa corsa ciondolante, ma efficace. Due grandi calciatori”. David Pizarro, l’uomo chiave del centrocampo bianconero e giallorosso sotto le gestioni “spallettiane”. Uno dei fedelissimi. Julio Baptista, la “bestia” che non riuscì a sfondare compiutamente in Serie A. Mancini, per il quale stravedeva: “Un calciatore come Amantino non lo avete mai visto a Roma”, disse durante il primo periodo nella Capitale. Roberto Muzzi, a cui fece segnare tanti gol nell’Udinese. Nainggolan, già diventato tra gli insostituibili in questa Roma ereditata da Garcia. Sulley, sta per Muntari. Su di lui avrebbe scommesso a occhi chiusi, ma che poi non rispettò le premesse dai tempi del Friuli. Tra i nomi meno noti spiccano Juan Culio e Gabriel Muresan del Cluj, il primo segnò alla Roma in Champions League. Montervino, ex mediano del Napoli, che affrontò nella doppia sfida andata e ritorno della Coppa Italia 2005-2006, quando gli azzurri militavano in Serie C. Randall Azofeifa, il 10 del Gent che sfidò i capitolini nei preliminari di Europa League del 2009. Claudio Coralli, Massimo Maccarone e Lorenzo Tonelli dell’Empoli. Il suo Empoli che non ha mai smesso di seguire. Infine, Denis Godeas: non gli ha mai segnato contro, ma forse lo stimava a prescindere.

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