Mou, le mille e una notte Special: “È stato come tornare bambino”

Il Messaggero (G. Lengua) – José Mourinho ha perso ogni freno, è scattato. Di corsa, col cuore in mano. Non è riuscito a contenere la gioia quando El Shaarawy ha fatto centro, sul gol. Quando tutto era finito. Ma non si finisce mai, con lui. Lo Special One si è trasformato in un ultras, ha svestito i panni di allenatore più vincente in Europa e ha corso per 60 metri, dalla panchina fino a sotto il cuore dello stadio, la Sud, per abbracciare la sua squadra, la sua Roma.

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Era la panchina numero 1000, aveva un’importanza enorme, ma ha preferito nasconderlo al pubblico e anche a chi a Trigoria gli ha chiesto nei giorni scorsi cosa provasse ad essere un pezzo di storia del calcio: “È stata una corsa da bambino. Per uno spettatore neutrale è stata partita straordinaria, io, invece, non ho avuto 58 anni, ma 10,12 o 14. Durante la settimana sono stato un bugiardo anche con me stesso dicendo che non era una partita speciale, ma lo era perché è un numero davvero speciale e fino all’ultimo giorno della mia vita ricorderò che è stata questa la partita numero 1000“.

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