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Mou, la Roma e la finale di Conference. Il primo passo di un lungo cammino

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Mou, la Roma e la finale di Conference. Il primo passo di un lungo cammino
Roma's Portuguese head coach Jose Mourinho talks to a reporter as his team inspects the pitch of the National Arena in Tirana on May 24, 2022 on the eve of the UEFA Europa Conference League final football match between AS Roma and Feyenoord. (Photo by OZAN KOSE / AFP) (Photo by OZAN KOSE/AFP via Getty Images)

La Gazzetta dello Sport (A.Vocalelli) – Non è la Champions, ma ha un valore speciale. Questa finale di Conference è un’occasione, ma anche un ritrovo simbolico di storie personali, sospiri collettivi, senso di appartenenza. Questa finale di Conference è un ponte tra diverse generazioni: tra quella che ha vissuto le stagioni felici di Viola e Sensi, quella che ha assaporato il gusto amaro del digiuno, quella che guarda al futuro con una carica nuova. I tifosi sono tutti lì, uniti da passione e speranza di essere solo al primo passo di un lungo viaggio, che non si ferma certo a Tirana. 

Uno stadio a Tirana, troppo piccolo per contenere l’amore di un popolo. Un altro, a Roma, abbastanza grande per pacificare la voglia di esserci. Mourinho ha trasformato la stagione della Roma in un progetto da vivere insieme. E lo ha fatto a suo modo, sorridendo e frustando la squadra. In questo clima di grande fiducia tra il condottiero ed il suo popolo la Roma è arrivata a giocarsi la gara più importante degli ultimi anni.

Dall’altra parte Slot è alla prima finale europea. Ha costruito una squadra che ha preso alla lettera uno dei tanti slogan: la miglior difesa è l’attacco. Ecco perché gli olandesi giocano alti: per provare a rubare l’idea insieme al pallone. Vincere sarebbe il trampolino migliore per il futuro. I Friedkin, comunque vada, hanno intenzione di far crescere sogni e ambizioni. Vincere aumenta la voglia di vincere.