Montali: “A Roma c’è un Presidente che non è sempre presente. Serve una linea dettata da chi comanda. Bisognava tutelare Pallotta. Qualcuno gli doveva spiegare meglio la città”

2010-11 - Montali conferenza stampa PR

Giampaolo Montali, ex dirigente della Roma, è stato intervistato da Retesport e ha parlato della situazione della società giallorossa. Queste le sue parole:

Ci interessava un suo punto di vista su come ci si rapporta dal punto di vista della comunicazione da dirigenti. E’ veramente così difficile come dirigente rapportarsi a questa città? Cosa si deve fare anche del rapporto con i calciatori?
“Io temo che sia tutto un problema di organizzazione che viene studiata e preparata da chi è deputato a governare, cioè la società. Nel caso della Roma c’è una situazione particolare, c’è un presidente che non è sempre presente e che probabilmente ha delegato a qualcuno a questo compito. Non conosco molto bene le cose dentro la Roma, a volte sono rimasto basito da alcune situazioni ed anche dalla comunicazione della Roma, molto spesso ho avuto l’impressione che la mano destra non sapesse cosa facesse la sinistra. La comunicazione gioca un ruolo decisivo all’interno della società. La cosa che diventa fondamentale è gestire il vero core business della Roma, cioè la squadra. E’ importante che i giocatori si rendano conto che esistono regole che sono uguali per tutti. Normalmente la cosa più semplice da fare è capire chi comanda, capire chi è deputato a definire regole, definire bene i momenti di forte criticità. Definire bene la comunicazione, chi fa arrivare il messaggio alla squadra, chi ai media. Creare vere e proprie unità di crisi dove decidere in modo deciso e corretto cosa comunicare. Poi c’è una seconda fase, quella “educativa”, in cui bisogna far capire quale sia il modello della società“.

Che potere ha un dirigente su un calciatore?
Un giocatore quando firma un contratto firma anche un accordo in cui è obbligato a fare interviste e a parlare. Poi ci sono giocatori difficili e complessi, lì gioca un ruolo decisivo il carisma e la leadership del dirigente. Ci vuole molta abilità di creare empatia con il singolo giocatore. Di regola il giocatore dovrebbe fare esattamente quello che gli dice di fare la società, però molto spesso questa cosa è un po’ più complicata. Se tutti facciamo finta di niente perché il giocatore è importante, allora lo sport sarà sempre in balia degli eventi, di cose che non sono oneste o di valore.

Il calciatore preferisce pagare una multa piuttosto che sottoporsi ad interviste.
A me è mai capitato che di avere un giocatore dicesse di no, anche di quelli importanti, ad esempio Adriano non era semplice da gestire. Bisogna utilizzare il buon senso, ci son delle regole anche su questo argomento qua. Non è possibile che in una squadra parlino sempre gli stessi, devi imporre delle regole in cui tutti devono parlare a rotazione. Ma devi spiegare perché è importante questa cosa. Se tu non sei capace di motivare perché è importante far ciò, crei già disuguaglianze all’interno della squadra, e le disuguaglianze portano a non avere un’organizzazione in grado di giocare per vincere. Se vuoi solo partecipare va bene tutto, ma se vuoi giocare per vincere, per arrivare primo, queste sono le cose basilari per creare gioco di squadra. Non vinci perché curi soltanto poche cose, ma perché curi un milione di piccoli dettagli.

Cosa farebbe quando una società come la Roma si trova un po’ presa in mezzo tra una posizione dei tifosi e una del Prefetto? Come si gestisce?
Io dico che la cosa che più mi arriva agli occhi e che mi ha dispiaciuto moltissimo, perché io sono un fan di questo presidente della Roma, è il fatto che Pallotta sia stato messo alla mercé di una piazza così difficile e che si sia un po’ bruciato nei confronti della piazza per una serie di situazioni contingenti. Questo è un grande peccato, non è possibile che un presidente così importante che ha cercato di portare un cambiamento importante in una società come quella della Roma, sia in una situazione di questo tipo. La prima cosa secondo me era tutelare la figura del presidente. Ci sono persone che sono deputate e delegate a parlare di certi temi e certi argomenti, secondo me il presidente andava tutelato. Qualcuno gli doveva spiegare com’era la piazza di Roma, la difficoltà. Sta tenendo duro e questo gli fa onore, il problema è che in una piazza come Roma la gestione di queste situazioni passa attraverso delle regole a cui bisogna sottostare. Entra in gioco la comunicazione di questi aspetti. E’ un peccato che si sia rischiato di bruciare un presidente come Pallotta.

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