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Monchi avverte tutti: «Testa solo a Crotone. Si cresce proprio così»

di Redazione

La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese) – «La testa deve rimanere a Crotone». L’ordine arriva dal d.s. Monchi. Che, evidentemente, non si fida. Proprio come non si fidava dopo Roma-Qarabag (e in vista della trasferta di Verona, con il Chievo). Memore di quella esperienza, ieri Monchi ci ha tenuto a sottolineare: «Trovare le motivazioni per giocare una gara come quella con lo Shakthar non è difficile, ma è trovare l’adrenalina della Champions anche contro il Crotone che deve dimostrare una crescita. È la strada per il futuro, una squadra forte sempre. L’atteggiamento deve essere quello giusto, dovrà prevalere la nostra qualità. Il Crotone partirà forte, dovremo avere il giusto approccio».

L’ATTESA – Già, la Champions. Aspettando il prossimo avversario dei quarti: «Il Real è costruito per vincere tutto, come la Juve. Il City poi è la più forte in assoluto e il Bayern ha spessore e qualità. Per me sarebbe emozionante il Siviglia, ovviamente, anche se è un club abituato a gestire la pressione di gare importanti. Ma siamo orgogliosi che la Roma sia tra queste squadre, tra le migliori d’Europa. Aspettiamo il sorteggio senza paura, con tranquillità». Poi Monchi sposta il tiro sulle critiche e sull’equilibrio: «Qui quando si vince si è campioni d’Italia, quando si perde è tutto da buttare, un disastro. Dobbiamo cercare il famoso grigio, l’equilibrio. La critica? Da calciatore sono scappato tre volte dai tifosi che mi volevano menare e nel mio ultimo anno sono dovuto uscire dal gate 26 invece che dal gate uno. Tre mesi dopo siamo tornati nella Liga e il nome più acclamato era il mio… Il calcio è così, va accettato».

PARLA FRANCESCO – Ieri, poi, ha parlato anche Francesco Totti. Di Roma, della Roma, di lui: «Roma è la città più bella del mondo: c’è il mare, la montagna, il sole e gente bella. Io ho avuto una carriera fantastica: lo scudetto è stato il momento più bello. il cucchiaio talento e pazzia. Essere chiamato “The King of Rome” è stato emozionante. Vivo ancora come fossi giocatore. Sto nello spogliatoio, parlo con il mister, viaggio, sto in ritiro. L’unica cosa che mi manca è mettere gli scarpini».