La Gazzetta dello Sport (M. Nicita) – Difficile trovare una chiara lettura tecnico-tatticain una partita che ha registrato due gol (su tre) causati da evidenti errori difensivi di singoli: il momentaneo vantaggio dell’Udinese e la rete decisiva di Torosidis. La Roma di Garcia da troppo tempo appare troppo prevedibile in una manovra che fluisce con grande difficoltà e solo sporadicamente trova la qualità che certi suoi protagonisti possono esprimere (o meglio potrebbero esprimere) con naturalezza. Solo in un finale in cui le squadre si allungano, la Romacolpisce due volte i legni e sfiora una vittoria più larga.
presentimento strama Più convincente, rispetto al solito 4-3-3 romanista, il 4-3-1-2 impostato dall’allenatore dell’Udinese cresciuto a Trigoria, Andrea Stramaccioni. Robusta linea difensiva, spesso rafforzata dai rientri di Badu, Pinzi schierato praticamente a uomo su Pjanic e un trequartista, Guilherme, che in realtà fa pressing su De Rossi, il regista basso della Roma. Anche per questo, come è ormai consuetudine, il capitano Totti arretra spesso per trovare spazi e dare respiro a una manovra che stenta a far girare velocemente palla e uomini.
Già, perché ritmo e continuità restano il maggior problema per Rudi Garcia, alla vigilia di quel derby, sfida decisiva per garantirsi la seconda piazza e quindi l’accesso diretto in Champions. D’accordo, ogni partita fa storia a sé, ma laLazio vista sabato contro la Samp riesce a mantenere per 60-70 minuti ritmi che questaRoma non è capace più di tenere da tempo. Anche se la qualità non manca.
E le note positive arrivano dal bosniaco Miralem Pjanic, finalmente brillante fisicamente, visto che da un punto di vista tecnico non si discute proprio. Stavolta ha mostrato lucidità e da una sua intelligente transizione scaturisce il pari, chiave della partita. Perché se la Roma non fosse riuscita a pareggiare prima dell’intervallo sarebbe montata la contestazione sugli spalti e psicologicamente la ripresa sarebbe diventata una montagna difficile da scalare. Invece l’inserimento di Pjanic – abile a ripartire in velocità trovando la difesa friulana sguarnita – è decisivo, con dribbling a rientrare e palla allo smarcato Totti, che con naturalezza pennella per il centravanti Nainggolan. Già questa è l’altra mossa vincente: il belga che, col suo strapotere fisico, riesce a inserirsi con tempismo e movimenti da punta, come nella ripresa quando va a chiudere sul primo palo il cross basso di Iturbe, con un delizioso colpo di tacco che si infrange sull’altro montante. Ecco, dal centrocampo arrivano le buone nuove per Garcia, ancora timoroso come dimostra il primo cambio: esce Totti ed entra Keita, perché questa difesa ha lasciato troppi spazi e un ritorno alla pareggite sarebbe stato letale.
