A distanza di 24 ore, il caso De Rossi fa ancora discutere. Dopo l’esclusione del regista della Roma da parte di Luis Enrique a Bergamo, e l’immediato crollo della squadra travolta dall’Atalanta per 4-1, ancora a Roma sono in molti a domandarsi il perché di una scelta autolesionista e persino esagerata. Due minuti di ritardo alla riunione tecnica, colpa di un fraintendimento da parte di Daniele nella lettura dell’orario dell’appuntamento. Spiegarlo a Luis non è stato sufficiente per evitare la tribuna, come anche il colloquio successivo con Baldini per spiegare le proprie ragioni. Una decisione che ha lasciato una profonda amarezza nell’animo di De Rossi, da oggi a Genova con la nazionale, ma anche tante domande nel cuore dei tifosi. E dei colleghi di Luis.

SABATINI: “DE ROSSI? PER LUIS HA APPROCCIATO CON SUPERFICIALITÀ” – Dopo la giornataccia di Bergamo, l’allenatore asturiano della Roma ha avuto una notte per fermarsi a riflettere sulla propria decisione. Come Walter Sabatini, che a mente fredda è tornato a spiegare le ragioni del tecnico: “Il valore che Luis Enrique ha dato a questo ritardo è simbolico: il ritardo a ridosso della partita lo ha considerato una grave superficialità, una maniera di approcciare la partita in modo superficiale“. Comprensibile, ma non certo condivisibile. Anche se su questo punto però Sabatini continua a tutelare il tecnico: “Noi accettiamo questo sistema di valori. Da noi non c’è sistema khomeinista, anzi è
molto liberale, noi non facciamo ritiri e questo piace alla squadra, ma non accettiamo deroghe”. Neanche per uno come De Rossi, nonostante sia “Un giocatore ineccepibile che non commette questo genere di errori“. Errori, invece, continua a infilarne in serie la squadra. Dopo il kappaò di Bergamo, l’obiettivo terzo posto sembra ormai sfumato definitivamente: “Ci stiamo consegnando alla mediocrità, anche se non dobbiamo accettare questo pensiero. Anche se quella con l’Atalanta è una gara spartiacque in senso negativo noi dobbiamo resettarci ed essere pronti per il derby“. A questo punto, una gara da dentro o fuori. Anche per Luis Enrique.

PRANDELLI: “STO CON LUIS, GIUSTO APPLICARE LE REGOLE” – L’asturiano inizierà però a pensarci soltanto domani alla ripresa del lavoro di squadra. Ieri sera, infatti, insieme al dg Baldini il tecnico ha raggiunto Coverciano, due passi dalla Reggello in cui è cresciuto il direttore generale della Roma, per assistere alla cerimonia di premiazione per la Panchina d’Oro. Dove, però, più che il trofeo vinto da Guidolin, ha fatto discutere la punizione al centrocampista della nazionale. L’eco è arrivato fino a Genova dove Prandelli, nonostante l’ottimo rapporto con De Rossi, si è schierato apertamente con il collega romanista: “Sto tutta la vita con Luis – ha spiegato – è arrivato in ritardo il giocatore più importante della Roma insieme a Totti ed è rimasto fuori. Tutti dovremmo stare con chi fa applicare le regole: assurdo anche solo che se ne discuta. Alla Roma c’era un regolamento interno, è stato rispettato. Chiaro che a Daniele dispiaccia, ma sono sicuro che per i prossimi 5 anni i ragazzini della Roma arriveranno puntualissimi“. Quasi un messaggio sociale, quindi, quello dell’educatore Luis.

ZAMPARINI ATTACCA: “NON CREDO AL RITARDO, C’È ALTRO SOTTO” – Ben altre le convinzioni del presidente del Palermo Maurizio Zamparini: “Io avrei chiamato il mister e gli avrei chiesto: “Che c…. stai facendo?“. Non credo alla storia del ritardo 4 minuti, sarebbe una c….. talmente grossa che metterei in dubbio l’intelligenza dell’allenatore. Io credo invece che Luis Enrique sia molto intelligente. C’è sotto qualcosa di più grosso“. Un’idea condivisa anche da Zdenek Zeman: “Non credo che sia stato mandato in tribuna per 5′ di ritardo, ma se così è stato e ci sono delle regole è giusto che vengano rispettate, anche da De Rossi“. Solidale invece Cosmi: “Ognuno ha le sue regole nel vivere lo spogliatoio e nel farle rispettare. Luis Enrique non è solo, c’è una società alle sue spalle, che ha avallato la scelta e va rispettata. Purché tutti restino coerenti“. Molto meno diplomatico Mazzone, tutt’altro che disposto a fare sconti al collega asturiano: “Ma se questo ragazzo veniva multato per poi giocare, quale sarebbe stato il danno? e Luis Enrique è arrivato a tanto sicuramente il giocatore ha sbagliato, ma la punizione è stata eccessiva. Purtroppo diventa difficile giudicare solo per sentito dire: se è come è stato detto, io gli avrei dato una multa e gli avrei detto: Ao’, qui non comandi te. Invece di andare in giro, ora vedi di fare una bella partita“. Ma a Roma è già derby, e allora anche Reja, reduce dal terremoto poi rientrato intorno alla panchina della Lazio, è sceso in campo: “Il ritardo di De Rossi è una cosa che ci può stare, ma le regole vanno rispettate”. Uno zero a zero conservativo: in attesa del derby.

TEMPO DI PROCESSI: IN TANTI A RISCHIO “TAGLIO” – In molti quindi continuano a mostrare dubbi e scetticismo sulle cause dell’esclusione. Eppure, la società smentisce con forza qualsiasi altra ricostruzione, a partire dai bisbigli su una discussione animata con l’altro escluso Kjaer (“Fuori solo per scelta tecnica”, assicurano), fino a quella di un confronto animato con lo stesso tecnico dopo il ritardo. Nel momento del faccia a faccia, Luis aveva già consegnato a De Rossi un biglietto per la tribuna dello stadio bergamasco. Ma a Trigoria, domani alla ripresa degli allenamenti, sono tante le domande che dovranno trovare risposta. Qualche dirigente, ad esempio, chiederà a Luis il perché dell’esclusione di Kjaer. Oggi invece verranno visionate le immagini dell’espulsione di Osvaldo, per capire l’entità del calcetto a Cigarini segnalato dal quarto uomo all’arbitro Damato. Nel caso i filmati condannassero l’attaccante, già escluso da Prandelli, per lui sarebbe in arrivo almeno una sanzione pecuniaria. Oltre all’ennesima lavata di capo da parte dei dirigenti. Una cosa è certa: la gara di ieri a Bergamo, rischia di avere strascichi anche nel futuro: perché, per molti, potrebbe aver segnato la bocciatura all’esame finale per scegliere chi farà parte della Roma del futuro. Da Rosi a Juan, da Heinze a Gago, fino a Greco e José Angel: il tempo delle concessioni è finito. Il derby, domenica, è già l’ultima spiaggia.

Repubblica.it – Matteo Pinci