Mancini: “Il gol al Lione? Ho fatto 8 doppi passi. Una serata fantastica”

La storia di Amantino Mancini è indissolubilmente legata all’Italia e, in modo particolare, alla Roma. L’esterno brasiliano, ritiratosi nel 2016 dal calcio giocato, ha vissuto i suoi anni più belli in giallorosso. Arrivato nel 2003 dal Venezia, Mancini ha trascorso cinque stagioni con la maglia della Roma, collezionando 154 presenze e 40 gol. L’ex di Roma e Inter è stato intervistato ai microfoni di Sky Sport ed è tornato su alcuni episodi della sua esperienza romana. Di seguito, le sue dichiarazioni:

Il tacco di dio. Quante volte l’hai rivisto?

Tante, è stato un gol importante. Il mio primo gol in Italia e soprattutto in un derby.

Quanto è stato importante Capello?

L’arrivo a Roma non è stato facile. A Venezia non giocavo. Poi il primo giorno a Trigoria entro nell’ufficio di Capello che mi chiede “Perché a Venezia non giocavi?”. Siamo andati in Austria a fare la preparazione e dal primo giorno mi ha messo tra i titolari, poi non sono più uscito. Lo devo ringraziare per sempre per tutta la fiducia che mi ha dato. Nella prima stagione ho fatto 8 gol e più di 15 assist, è stato un inizio molto importante.

Il gol di Lione?

È stata veramente una notte splendida, con un gol meraviglioso. Il Lione aveva una squadra molto forte e l’abbiamo battuta. All’andata abbiamo fatto 0-0 all’Olimpico dove siamo stati molto sfortunati. Al ritorno una serata fantastica. La danza brasiliana. Ho fatto 8 doppi passi.

È stato un gol simbolico…

In quel periodo lì avevamo una squadra molto forte. C’era Spalletti, giocavamo a memoria. Per me lui è un allenatore eccezionale, uno dei più forti con cui ho lavorato. Voglio prendere spunto da lui. Per me è stato un grandissimo.

Spalletti ha detto che quella era una squadra baciata dal sole. Tutti giocavano in tutti i ruoli…

Mi faceva veramente piacere giocare in quella squadra. Avevamo giocatori con una qualità tecnica sopra la media. Eravamo allenati benissimo. Bei tempi.

Capello avrebbe voluto portarti alla Juventus?

Dopo il primo anno sì. Ma il primo anno non ci sarei andato perché volevo continuare con la Roma.

Com’era giocare con Cassano?

Cassano era un giocatore eccezionale, con qualità tecniche incredibili. Un fuoriclasse. Se avesse avuto un po’ il cervello equilibrato (ride ndr). È stato un piacere giocare con lui.

Spalletti?

Io Luciano lo vedo più sul discorso tattico. Ti fa capire il calcio. Durante gli allenamenti partecipava spesso. La sua flessibilità tattica è importante. Per me sul campo è il numero uno.

Di Capello cosa prenderesti?

Tutto in generale. Lui teneva sempre la linea, lo rispettavano. La sua presenza era molto importante.

Com’è stato giocare con Totti?

Con Francesco è stato un onore. Rappresenta la Roma e i romanisti. Per me è stato veramente un piacere. Era troppo forte, aveva una qualità tecnica assurda.

Che capitano era?

Tranquillo. Per quello che lui rappresenta è molto umile. Un ragazzo eccezionale.

Qual è stato il gol più bello della tua carriera?

Dico il tacco al derby. Un gesto tecnico meraviglioso.

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